Fotografia

100 anni di guerra raccontati dall’obiettivo

Alberto Pelucco
15 aprile 2015
Unknown Photographer, The italian Magnis Freedom Fighters, 1944 Silver, gelatine print on glossy fibre paper Printed by December 1944 © Daniel Blau Munich / London

Unknown Photographer, The italian Magnis Freedom Fighters, 1944 Silver, gelatine print on glossy fibre paper Printed by December 1944 © Daniel Blau Munich / London

I due Conflitti Mondiali, la Guerra Civile Spagnola, la Guerra d’Algeria, la Guerra del Vietnam, quella serbo-bosniaca, il conflitto medio-orientale. Quante volte abbiamo studiato sui libri di storia argomenti simili, senza mai capirli veramente! La storia non si fa solo con i libri, ma con i documenti. Ecco allora il senso della mostra fotograficaQuesta è guerra, che a Padova, al Palazzo del Monte di Pietà, in 300 immagini non solo illustra i grandi conflitti del nostro tempo, ma si domanda anche come i fatti debbano essere raccontati.

Inventata a fine Ottocento, la fotografia cerca la riproduzione fedele della realtà e, nel caso di guerre, lo fa sia con la passione fotografica dei combattenti, sia con il lavoro di professionisti, quali August Sander, Henri Cartier-Bresson, Robert Capa. Ma la fotografia deve limitarsi a riprodurre meccanicamente la realtà? Oppure può osare qualcosa di più?

Luc Delahaye: US Bombing on Taliban Positions, 2001, 112 cm x 238 cm. Courtesy Galerie Nathalie Obadia

Luc Delahaye: US Bombing on Taliban Positions, 2001, 112 cm x 238 cm. Courtesy Galerie Nathalie Obadia

Confrontiamo lo scatto del soldato in stampelle di Ernst Haas con un altro, anonimo, che definiremo “della Partigiana”. Haas, che fece parte con Cartier-Bresson e Capa della celebre agenzia fotografica Magnum, vuole descrivere in modo sintetico gli effetti della guerra. Colto di spalle, il suo personaggio, sembra riflettere su quale sarà il suo destino, incurante di essere immortalato.

Del tutto diverso l’immagine di una donna, la cui identità è stata scoperta da poco dalle giornaliste Emanuela Risari e Maria Teresa Zonca, con il supporto degli Istituti di Storia della Resistenza del Piemonte e della Valle d’Aosta. In questo caso, il personaggio è uno “strumento” di cui l’autore si serve per trasmettere un messaggio di incitamento. Quando è stata immortalata, la donna, di nome Prosperina Vallet, era membro della formazione autonoma Vetrosan e con i suoi compagni cercava di raggiungere la Francia attraverso le Alpi. A scattare la fotografia tra 2 e 6 novembre 1944 sarebbero stati gli Alleati, che, lanciando dagli aerei copie di questa e altre immagini sui territori italiani e francesi, incitavano le popolazioni a continuare la lotta.

Ernst Haas, Vienna 1946-48 Museum der Moderne di Salisburgo

Ernst Haas, Vienna 1946-48 Museum der Moderne di Salisburgo

Diversamente dal soldato, la donna guarda nell’obiettivo e azzarda un sorriso. L’intento dell’autore era soffermarsi sulla determinazione di Prosperina, che, di fronte al clima impietoso e l’equipaggiamento improvvisato, incarna la forza morale degli oppositori ai regimi totalitari.

Niente a che vedere con Luc Delahaye, noto per le sue opere a colori di grandi dimensioni raffiguranti conflitti, eventi mondiali o problemi sociali. Distacco, immediatezza e ricchezza di dettagli caratterizzano le sue immagini, che però colpiscono anche per intensità drammatica. Il suo lavoro tradisce uno stato d’animo tra la chiarezza e la confusione. Per il fotografo francese, spesso in una città devastata si ha l’impressione che le forme perdano il loro significato originario. Un edificio distrutto o bombardato non è più quel bellissimo oggetto disegnato da un architetto, ma il simbolo di una nuova vita, in una sorta di mondo folle, pre-apocalittico, prima del crollo finale. Lo scatto sui bombardamenti statunitensi del 2001 ai danni dei talebani è eloquente, come evidente è il riferimento al fungo atomico, che polverizzò Hiroshima a Nagasaki 56 anni prima. E anche in quel caso l’Apocalisse fu paurosamente vicino.

 

Alberto Pelucco

Questa è guerra!
28 febbraio – 31 maggio 2015
Padova, Palazzo del Monte di Pietà Piazza Duomo, 14
Orario:
Feriale 9.00-19.00, Sabato e festivi 9.00-20.00
Chiuso i lunedì non festivi
Biglietti:
intero: 11 euro; ridotto: 9 euro; scuole: 2 euro
Informazioni:
Tel. 0425.460093
mostre@fondazionecariparo.it
www.questaeguerra.it

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