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Allegri e Zidane i vincenti, Ranieri e Simeone i migliori

Riccardo Signori
28 dicembre 2016

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La sconfitta in Supercoppa contro il Milan ha fatto suonare la campanella: Max Allegri si sta giocando l’ultima stagione alla Juve. Poi se ne andrà. Destinazione probabile l’Inghilterra, però meglio tenere sott’occhio anche la Spagna. Ma Allegri ha realmente possibilità di allenare una grande squadra straniera? Per ora no. Può sperare che Arsene Venger lasci l’Arsenal oppure Diego Simeone si stacchi dall’Atletico Madrid. Difficile pensare che il Barcellona, nel caso Luis Enrique non rinnovi, voglia affidarsi a un italiano. Però la tesi che Allegri, con un atto di furbizia, e realismo, lasci la  Juventus con una stagione di anticipo vale la pena di essere seguita ed accreditata.

 Fra l’altro, i grandi allenatori italiani all’estero se la stanno cavando niente male. Ad eccezione, forse, di Claudio Ranieri che, dopo una stagione  al Leicester, da favola in tutti i sensi, sta cominciando a ritrovare la reale dimensione della sua squadra: più sconfitte in campionato, un cammino assolutamente dignitoso in Champions League. Finora.

 Ma ora andiamo per classifiche e  diamo una occhiata al parco allenatori, di quest’ultimo anno, tra grandi squadre e competizioni.  Non se la passa bene Mourinho, anche se il Manchester United sta ritrovando IbrahimovicAncelotti e Guardiola stanno assicurando il minimo garantito. Meglio Zinedine Zidane che, da novizio assoluto, ha portato il Real Madrid alla conquista della Champions. Qualcuno dirà: ma con quella squadra…. Basta non sbagliare a mettere in campo i giocatori. Certo, a chiunque risulterebbe difficile dimenticare Cristiano Ronaldo, Bale o Modric. Però bisogna anche allenarli e gestirli.

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Zidane si è procurato un posto sul podio dei vincenti, così come Max Allegri che, nonostante non goda di buona stima, al di fuori del tifo torinese(nemmeno tutto), è un vincente per dati di fatto. Obiezione facile: solo in Italia. Contro obiezione: una finale di Champions non è mai capitata al tanto osannato Conte. Conte, nel senso di Antonio, sta facendo sfavillare gli occhi dei tifosi del ChelseaConte nuovo stile, se è vero che ha portato al pub i giornalisti inglesi per bere una birra e raccontar loro i segreti dei suoi metodi. In Italia si limitava a strepitare quando le cose non gli garbavano. L’Inghilterra fa scuola. Ma Conte per ora non ha vinto niente, né con la nazionale italiana dove ha raccolto il minimo richiesto né con il Chelsea. Se Allegri vincerà il sesto scudetto di fila con la Juve, avrà conquistato un record che, avendo Conte in panchina, sarebbe stato davvero difficile da raggiungere, visto la scarsa sopportazione dei giocatori ai suoi metodi dopo tre anni di convivenza. Essere vincenti significa, anche, saper trovare la chiave per essere accettato e sopportato sulla lunga distanza. Carlo Ancelotti è un maestro in tutto ciò, sull’onda di allenatori italiani di altre epoche.

 Tra i vincenti mettiamo anche Fernando Santos, il tecnico del Portogallo, premiato di recente con gli Awards Soccer 2016, ma soprattutto ct della nazionale campione d’Europa, a dispetto di molte altre sostanziose pretendenti. Vincere con il Portogallo è impresa da titani, non tanto per il valore dei giocatori che non è mai mancato anche nel passato, quanto per quella tradizione da perdenti di successo che ha sempre accompagnato i portoghesi.

 Trovato il podio dei vincenti, cerchiamo un altro podio. Quello dei migliori. Non tanto i migliori in senso assoluto che, più o meno si conoscono e riconoscono, quanto  quello di tecnici che sanno vincere anche senza stelle calcistiche planetarie. Ed, allora, quest’anno chi è stato più bravo di Claudio Ranieri e ,ancora una volta, Diego SimeoneL’italiano ha vinto la Premier con la squadra Cenerentola. L’argentino, che si è promesso all’Inter (ma dal 2018), ha condotto l’Atletico Madrid ancora ad un passo da due grandi traguardi: la vittoria in Champions e lo scudetto. Traguardi falliti, ma nessuno ha gestito meglio una annata così difficile fino all’ultimo respiro.

 E sul podio mettiamoci anche Jurgen Klopp, il Normal One del campionato inglese, che preso il Liverpool in condizioni di burrasca lo ha riportato verso migliori posizioni e alla finale di Europa League.

Il calcio è un gioco semplice, non serve sentirsi l’Einstein del pallone per vincere le partite.


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