Musica

200 anni di danza: intervista a Frédéric Olivieri

Emanuela Beretta
12 dicembre 2013

olivieri

Per celebrare i 200 anni della Scuola di Ballo del Teatro alla Scala abbiamo pensato di intervistare Frédéric Olivieri, Direttore della Scuola di Ballo dell’Accademia che proprio quest’anno compie i 200 anni di attività. Frédéric Olivieri, formatosi al Conservatorio di Musica e Danza di Nizza, entra alla Scuola di Ballo dell’Opéra di Parigi sotto la direzione artistica di Rudolf Nureyev.
Danza i più importanti ruoli del repertorio classico e viene scelto da numerosi coreografi quali Maurice Béjart, John Neumeier, Kenneth MacMillan, Alwin Nikolais, Alvin Ailey, Paul Taylor.
Nel 1992 riceve dal principe Ranieri di Monaco la nomina a “Cavaliere dell’Ordine per meriti culturali”. Nel 2001 viene nominato Direttore Artistico del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala. Nel luglio 2005 viene insignito del titolo di “Cavaliere delle Arti e delle Lettere” dal Ministro della Cultura francese. Dal 2006 è Direttore della storica Scuola di ballo scaligera.

Come cambiano gli obiettivi di un’étoile quando ricopre il ruolo di insegnante?
Io ho avuto insegnanti insuperabili. Quando danzi il corpo impara i movimenti, li assimila, li ricorda, li interpreta: la memoria  guida il tuo corpo. Quando insegni la percezione del ballo viene modificata perché il ballerino pensa alla partner, a se stesso, a trasferire nel personaggio le emozioni e le  proprie sensazioni. Il maestro deve essere generoso e asettico perché l’obiettivo è che tutti  interpretino al meglio un ruolo,  deve moderare  l’intensità delle emozioni a totale beneficio del personaggio e della compagnia. L’insegnante non deve modificare la persona, ma modellarla,  armonizzarla e correggerla a beneficio del personaggio.

Perché  il passaggio dalla Scala  all’Accademia?
Sono curioso e amo le sfide. Sin dalla sua creazione, quando ero Direttore del Corpo di Ballo, ho sempre dimostrato grande interesse per la formazione dei ragazzi e ho avuto rapporti diretti con l’Accademia. Io ritengo che sia essenziale per i giovani ballerini avere una preparazione adeguata alle necessità di un corpo di ballo, poi vengono la tecnica e l’impostazione.

Oggi nella danza ammiriamo salti e figure, come mai questa evoluzione?
Si tratta di un’evoluzione tecnica naturale, che porta ad un atletismo molto elegante. Roberto Bolle catalizza con le sue performances l’attenzione del pubblico; questo processo va incoraggiato, perché con l’evoluzione tecnica si accresce anche il livello qualitativo di una compagnia. Noi manteniamo la tecnica e l’eleganza che sono essenziali per un corpo di ballo, ma la danza ha bisogno di nuovi linguaggi, nuove realizzazioni, creatività. Non si può essere  ancorati al passato, la danza è come la musica: si eleva, si evolve, pur mantenendo dei canoni estremamente precisi.

L’Accademia quanto influenza i ragazzi? Disciplina, cultura, arte?
La cosa  importante è che i ragazzi  a 10-11 anni sappiano che cosa pretendono per il loro futuro, noi li aiutiamo a sviluppare con responsabilità la loro passione. Sanno che devono aprirsi alla musica, all’arte, alla disciplina, elemento fondamentale per  raggiungere livelli di eccellenza.

Come si seleziona un candidato?
Il nostro obiettivo primario è quello di indirizzare gli allievi più meritevoli alla Scala. La selezione riguarda la fisicità del singolo, l’elasticità del fisico, il salto, la linea dei piedi. Oggi questi requisiti non sono più così vincolanti, ma il candidato deve comunque possedere un forte  potenziale. Inoltre la motivazione e la passione giocano un  ruolo fondamentale perché stimolano il  miglioramento.

Quale potrebbe essere un suo suggerimento per avvicinare il pubblico dei giovani al balletto?
In Accademia sono utili gli spettacoli, ma si può sempre fare di più. Forse i produttori dovrebbero promuovere più spettacoli e sostenere con maggiore impegno il lavoro dei coreografi. In Italia esiste un potenziale creativo enorme da coltivare e potenziare.

Quali sono le differenze tra Italia e Francia nella promozione della danza?
In Francia esiste un’impostazione culturale differente, da 15 anni sono state create delle Maison dalle quali sono usciti ottimi coreografi. Io ritengo che l’Accademia sia al vertice nel mondo, una vera a propria Università delle Arti, che offre una formazione completa su arte, management, danza, scenografia, corsi per insegnanti, storia del ballo e della musica, dei costumi, pedagogia ed anatomia. Tutte queste materie vengono approfondite attraverso seminari e workshop; per non dimenticare la creazione dello spettacolo, dove si insegna come concepire un progetto: le luci, i costumi, le scene.

Qual è la differenza tra insegnante e coreografo?
Per fare il coreografo devi avere una follia creatrice e molte idee, occorre creatività allo stato puro. Al contrario l’insegnante deve impostare il corpo, strutturarlo, coordinarlo, insegnare a muoversi, ad interpretare e lavorare su un potenziale già presente, che va perfezionato.

Per i 200 anni della Scuola di Ballo che cosa avete in programma?
Il passo a due de La Bella addormentata di Petipa, Serenade di Balanchine, Gaîté parisienne suite di Maurice Béjart, che abbiamo presentato al Gala del 28 settembre, seguito poi da un défilé di tutta la scuola e dalle étoiles internazionali che l’hanno resa grande: Carla Fracci, Roberto Fascilla, Luciana Savignano, Oriella Dorella, Liliana Cosi. E poi un libro, “Album di compleanno. 1813-2013. La Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala”, che ripercorre la storia della scuola per tramandare alle future generazioni un patrimonio inestimabile, quello della danza.

Intervista a cura di Emanuela Beretta


Potrebbe interessarti anche