Cinema

2Night: la notte di amore romano

Michela D'Agata
25 maggio 2017

Ivan Silvestrini, alla sua seconda esperienza cinematografica, torna oggi nelle sale con 2Night, remake italianizzato dell’omonimo film israeliano e presentato in anteprima a Roma durante il festival del cinema “Alice nella città”.

In una notte in cui tutto è possibile la magia di un incontro cambierà le loro vite”: ecco ciò che recita il trailer del film che vede protagonisti due giovani interpretati da Matilde Gioli e Matteo Mortari, talenti nascenti del panorama cinematografico italiano.

È venerdì sera a Roma, in un locale mondano due sconosciuti si incontrano e decidono di passare la notte insieme.  È lei la prima a farsi avanti: è disinibita e sfacciata, quasi aggressiva, determinata a conquistarlo ed averlo per sé, anche solo per una notte. Lui è timido, introverso e impacciato, spiazzato dalla spigliatezza di lei, ha l’atteggiamento maturo di chi non è più abituato a far certe cose, ed apparentemente sembra celare un segreto. Decidono di andare a casa di lei e così inizia il loro viaggio nella labirintica Roma, animata dalle ipnotiche luci notturne,  una città che secondo la visione del regista diventa la rappresentazione del loro tortuoso ma inarrestabile avvicinamento e al contempo si fa spettatrice di una storia d’amore che in una notte è destinata a bruciare tutte le tappe.

Tanto più tempo dovranno passare in macchina in cerca di un parcheggio, quanto il loro desiderio crescerà. Impareranno minuto dopo minuto a conoscersi, lasciando pian piano cadere le maschere e capiranno che forse non sarà una sera destinata a finire nel dimenticatoio, ma l’inizio di qualcosa di più.

 

Tra fantasie sessuali e episodi al limite del comico il film, quasi interamente girato nell’interno della macchina, vuole cogliere le intime dinamiche del corteggiamento giovanile.

In generale la pellicola risulta piacevole, soprattutto grazie ai dialoghi che rivelano trovate originali e piuttosto spassose. Azzeccati anche i protagonisti, sebbene rimangano sempre piuttosto ancorati a quegli stessi stereotipi che i due personaggi incarnano, verso i quali talvolta risulta difficile provare empatia.

Da apprezzare, il chiaro intento di voler rappresentare la realtà per quella che è, senza addolcire la pillola con quel romanticismo commerciale che alla lunga stanca. Come affermato dal regista in una recente intervista a Cinematografo, “Penso che anche nelle avventure che durano poco ci sia una poetica che spesso viene scartata perché considerata promiscuità. Io penso che invece ci sia una bellezza e che sarebbe stato bello raccontarla almeno una volta”.


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