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Biennale di Venezia 2011 Cinema

4:44 Last Day in Earth, un film controverso

Giorgio Merlino
7 settembre 2011


L’aggettivo perfetto per descrivere “4:44 Last Day on Earth” è “controverso”; il film possiede caratteristiche positive e altre capaci di farlo precipitare miseramente, impedendo una visione unitaria e accendendo critiche discordanti.
La trama è facilmente intuibile dal titolo, la fine del mondo dai noi conosciuto, alle ore 4:44.
Niente alieni, meteoriti o miracolosi salvataggi, per la prima volta dopo “Last Night” (Festival di Cannes 1998) un film di fantascienza ha focalizzato il proprio sguardo sull’aspetto umano della situazione.
Continuiamo imperterriti a inquinare e distruggere il pianeta come se non fosse il nostro, girando lo sguardo dalle conseguenze attuali e dimenticandoci che prima o poi la situazione sarà irrecuperabile; bene, nel film di Abel Ferrara questo giorno è arrivato e non c’è scampo per nessuno.
La notizia era certa già un anno prima quindi la popolazione si divide in coloro che hanno deciso di farla finita senza attendere la fatidica ora, quelli che non si rendono ancora conto della situazione, gli speranzosi fino all’ultimo e coloro che hanno accettato il proprio destino.
È tra questi ultimi che si posiziona la coppia protagonista dell’apocalittico racconto, Cisco (Willem Dafoe) e la pittrice Skie (Shanyn Leigh, ex compagnia di Ferrara).
L’ultimo cibo che mangeremo, l’ultimo abito che indosseremo, le persone che non vedremo più, le ultime parole alla famiglia, fare l’amore con il proprio partner per l’ultima volta; il racconto affronta tutti le situazioni ed è proprio sotto questo aspetto che sorgono incongruenze. Un intenso lavoro psicologico, sia da parte del regista che degli attori, nel rapporto sentimentale di coppia, concentrandosi sugli ultimi sguardi, carezze e parole, il tutto in grado di coinvolgere e permettere all’angoscia i sopraffarti. Una grande superficialità e irrazionalità, a mio personale avviso, nell’affrontare altre tematiche come l’addio alla propria famiglia o agli amici.
Molto fastidioso e facilmente irritante, un product placement portato all’eccesso.
La “Apple” sembra essere l’unico marchio del pianeta e la vita del protagonista una grande campagna pubblicitaria; iPhone, iPad, Computer, ci sono tutti e tutti sono fondamentali, inseriti con inquadrature ben precise.
Il peggio del peggio viene però raggiunto con “Skype”, desiderato da tutti e posseduto da molti, l’unico modo rimasto per comunicare con altri esseri umani, viene così presentato nella storia; è come se i suoi effetti audio, in alcuni punti, diventassero la colonna sonora.

 

Giorgio Merlino


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