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5 buoni motivi per (ri)nnamorarsi di Fiorucci

Martina D'Amelio
18 ottobre 2017

Chi non ricorda il negozio Fiorucci in piazza San Babila? Un paradiso per tutti gli amanti del kitsch, la meta preferita degli adolescenti che marinavano la scuola, il tempio per chi collezionava eccentrici bijoux e viveva sempre in t-shirt. Un mito a cavallo degli anni Settanta, Ottanta e Novanta che oggi, a distanza di oltre due anni dalla morte di Elio Fiorucci, risorge – e promette di farci (ri)nnamorare, oggi come allora. Ecco perché.

1- Gli “angeli” del rilancio. Elio Fiorucci credeva davvero negli angioletti che stampava sulle sue iconiche t-shirt e oggi, dopo anni difficili, il suo brand sembra finalmente averne trovati due: sono inglesi, si chiamano Stephen e Janie Schaffer e hanno acquisito nel 2015 Fiorucci dalla trading house giapponese Itochu, che a sua volta l’aveva ereditato da Edwin, produttore giapponese di jeans di alta gamma che negli anni Novanta aveva comprato il brand proprio dal fondatore, costretto a cederlo per difficoltà economiche. Lui magnate delle costruzioni, lei ex chief creative officer di Victoria’s Secret e in seguito di Marks & Spencer; insieme avevano lanciato negli Eighties il marchio di lingerie Knickerbox. Oggi sono i principali artefici del rilancio di Fiorucci, un marchio nel quale credono con tutti loro stessi. Quasi non potevano credere ai loro occhi quando hanno varcato la soglia dell’archivio tra Linate e San Donato: 25 mila metri quadrati contenenti grafiche, vetrofanie, modelli, libri, oggetti, stampe d’antan appartenuti a Elio. Un posto dove i giapponesi non avevano mai nemmeno messo piede in 20 anni, mentre Stephen è corso subito: “Credo che sia stato un angelo a farmi entrare proprio lì: d’altronde portano fortuna, no?”.

2- Il nuovo store. Che, se possibile, non fa rimpiangere nemmeno quello storico milanese aperto nel 1967 e chiuso definitivamente nel 2003. Inaugurato all’ultima London Fashion Week con un evocativo Resurrection party a Londra in Brewer street, occupa i 500 metri quadrati di un ex fabbrica di cioccolato vittoriana ed è articolato su due livelli. Progettato e realizzato dallo studio di design Brinkworth, il negozio di Soho ripropone quella chiave di emporio caotico e colorato che contraddistingueva il punto vendita meneghino, ma anche il giga negozio di New York sulla East 59th. Un format che, dopo l’apertura di due pop-up store nei grandi magazzini Selfridges di Oxford Circus a Londra e tra le mura di Barney’s a New York, è stato adottato oggi per il nuovo polo londinese. Lo store ospita al primo piano una lounge e un cocktail bar per eventi a base di musica e moda, con tanto di letto girevole, arredi su misura, luci al neon a forma di angeli e area customization per chi desidera avere i capi Fiorucci style personalizzati con scritte, stampe, ricami e serigrafie originali d’archivio. Le collezioni donna, uomo, denim e accessori sono in vendita al piano terra, fianco a fianco a Fioruccino, il bar gestito da Palm Vaults, dove si possono bere cappuccini rosa in tazze brandizzate e fotografare cupcakes. Il luogo ideale per scatti Instagram attira like.

3- Le collezioni moderne. Il nuovo capitolo inaugurato da Stephen e Janie Schaffer funziona perché non dimentica ciò che è stato. Così basta aprire il nuovo sito e-commerce del marchio e al grido di Fiorucci is back si torna, appunto, indietro nel tempo: la campagna che vede protagonista Georgia May Jagger in scatti vintage style è solo il preludio di ciò che si può acquistare cliccando sui tasti dai colori pastello. Ci sono i leggings in vinile colorato; le magliette con gli angeli, esattamente come ce le ricordavamo, in tutti i colori e nelle varianti felpa e cropped (anche al maschile); e poi le t-shirt con stampe recuperate dall’archivio o nella variante logo a righe, seguite a ruota dagli impermeabili in PVC colorato trasparente, da una vasta collezione di denim e dall’intimo logo. Per lui, spiccano i bomber con il CAP di San Donato; e poi le eccentriche cover, i quadernini, i charger per iPhone dalle forme inconfondibili.

4- Il tributo dello street style. L’angelo di Victoria’s Secret Martha Hunt. E poi le altre sue colleghe, da Jasmine Tookes a Romee Strijd, fino a Kendall Jenner. Ma anche Chiara Ferragni, Chloe Sevigny e Charlie XCX. Tutte le influencer che contano sono state avvistate di recente con indosso la celebre maglietta dei cherubini. C’è chi ha scovato l’originale vintage e chi ha preferito il nuovo modello. Ma tutte hanno immortalato la t-shirt sui social, abbinandola a pezzi cult di quegli anni che sono tornati di moda, come i jogger pants, gli shorts in denim, i chocker di metallo. Alimentando una mania che è pronta a infiammare tutte le fashioniste.

5- Il libro e il docu-film. Perché pensiamo che il nostro non sarà solo un breve colpo di fulmine? Perché il ritorno di Fiorucci non parte solo dalla moda, ma anche e soprattutto dalla cultura. Dalle testimonianze di chi ha conosciuto Elio oppure è stato stregato dai suoi negozi. “Un bazar di oggetti cool”, così Marc Jacobs ha descritto lo store di New York sulla East 59th. “La mia vita non è più stata la stessa”, ha dichiarato Sofia Coppola, che ha scoperto Fiorucci all’età di 12 anni. Tutte racchiuse in un volume che è stato presentato in Italia, da 10 Corso Como, per celebrare i 50 anni del brand. Edito da David Owen, Rizzoli New York, il libro Fiorucci è la celebrazione di un mito, a cui si affianca Spirito Libero, il titolo del docu-film che racconta la vita del grande creativo. Una personalità capace di influenzare artisti del calibro di Andy Warhol, Keith Haring, Truman Capote, Madonna. Un racconto per immagini che si snoda attraverso filmati d’archivio, suggestioni visive e interviste a personaggi come Oliviero Toscani e Vivienne Westwood, per la regia di Andrea Servi e Swan Bergman. L’ultimo omaggio (di una lunga serie?) che continua a farci innamorare ancora oggi di questo brand.

 

 


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