Arte

5 cose da sapere sul museo di Yves Saint Laurent a Parigi

Martina D'Amelio
6 ottobre 2017

Musee Yves Saint Laurent Paris.

La “casa” di Yves Saint Laurent oggi diventa un museo: il palazzo dell’avenue Marceau, nel quale dal 1974 al 2002 il celebre designer ha creato abiti che hanno fatto sognare il mondo intero, si trasforma nel museo Yves Saint Laurent, che ha aperto proprio in questi giorni i battenti a Parigi. Ecco tutto quello che c’è da sapere su questo nuovo indirizzo a metà tra arte e moda (e perché vale davvero una visita).

1- Primo al mondo a risiedere in una Maison de Couture, il museo che celebra il lavoro dello stilista non poteva che nascere lì dove tutto è cominciato. È proprio nelle stanze del palazzo dell’avenue Marceau al numero 5 che Yves Saint Laurent dava libero spazio alla sua creatività: lo studio bianco, semplice, in contrasto con i saloni adiacenti in stile napoleonico utilizzati anche come catwalk negli anni Settanta, è rimasto lo stesso. Fortemente voluto da Pierre Bergé, il museo infatti ripropone le atmosfere dell’atelier originale aperto dai due nel 1974 e poi diventato sede della Fondation Pierre Bergè – Yves Saint Laurent: gli arredi sono stati conservati secondo le disposizioni del compagno del couturier scomparso di recente, che da tempo si stava occupando della riorganizzazione del palazzo.

2- Al suo interno, una collezione senza precedenti di proprietà della Fondazione: circa cinquemila abiti e quindicimila accessori, e poi migliaia di schizzi, fotografie, oggetti risalenti agli anni che vanno dal 1961, qualche tempo dopo l’esordio alla direzione creativa di Christian Dior, al 2002, quando lo stilista decise di vendere la sua Maison a François Pinault e ritirarsi per sempre dal mondo della moda.

3- Curata da Olivier Flaviano, direttore del museo, da Aurelie Samuel, storica dell’arte e conservatrice e progettata della scenografa Nathalie Criniere, quella inaugurata a Parigi è un’esposizione permanente da record, che si apre con un ritratto di Yves firmato da Andy Warhol per poi esplorare tutta l’opera del celebre couturier. Un viaggio tra i capi che hanno reso celebre il marchio Yves Saint Laurent: gli smoking e le sahariane in primis, per passare a quelli ispirati ai giri intorno al mondo che lo stilista, algerino di nascita, amava concedersi tra l’Africa, la Spagna e l’Asia, anche se “i viaggi più belli li ho fatti con i libri, sul mio divano, nel mio salone“, ripeteva in continuazione. Il percorso si snoda poi attraverso un excursus sugli abiti ispirati alle epoche storiche e ai costumi di scena, passando per i gioielli e gli accessori, fino alle creazioni più artistiche direttamente ispirate ai pittori dei cui quadri il designer era grandissimo collezionista, da Mondrian a Picasso a Van Gogh (la sua impressionante collezione d’arte andò dispersa all’asta nel 2009 per 206 milioni di euro) e ai vestiti per la sposa. Tutti i pezzi in mostra sui manichini rivivono anche in filmati delle sfilate dell’epoca su piccoli schermi, compreso l’abito nero da sera che rappresenta il primo modello di Alta Moda con l’etichetta 0001; e questi trasmettono inoltre le testimonianze dei suoi assistenti, alcuni documentari, e persino la dichiarazione con la quale Yves abbandonò per sempre nel 2002 il mondo della moda.

4- Il museo Yves Saint Laurent non prevede di restare fermo al passato – anzi. La conservatrice Aurélie Samuel, nominata da Bergé direttrice delle collezioni della Fondation Pierre Bergé-Yves Saint Laurent e curatrice del polo, ha dichiarato che “non sarà mai un museo immobile“. Infatti, per ottobre 2018 è già previsto l’arrivo della mostra “L’Asie rêvée d’Yves Saint Laurent“, con collezioni speciali ispirate direttamente al continente. E una volta conclusa l’exhibition, tutto continuerà a variare, in un caleidoscopio di abiti, accessori, schizzi e oggetti rinnovati, attinti alle fonti inesauribili della Fondation Pierre Bergé-Yves Saint Laurent. Sempre in movimento, proprio come il celebre couturier.

5 – L’apertura del polo museale francese sarà seguita a breve distanza dall’inaugurazione, il 19 ottobre, di un altro museo a Marrakech. Una città amatissima da Yves Saint Laurent, come testimoniato dallo stesso Bergé: “Era il 1966 quando Yves scoprì Marrakech e rimase talmente commosso dalla città che decise di acquistare una casa e tornarci regolarmente”. Anche dietro questo museo c’è lo zampino del compagno di Yves, che prima di morire ha dato precise disposizioni al duo di architetti parigini Karl Fournier e Olivier Marty, ingaggiati per la realizzazione. Quattromila metri quadrati in puro stile marocchino riletto alla luce di una nuova contemporaneità nei pressi del Jardin Majorelle, suddivisi tra spazi per l’esposizione permanente e le mostre temporanee: la facciata, incastro di volumi differenti, incarna lo spirito di Le Smoking, un bozzetto in bianco e nero di uno dei più celebri vestiti del couturier, mentre gli interni vellutati sembrano replicare quelli di una delle sue famose giacche da smoking. In occasione dell’apertura, oltre all’allestimento interattivo dello scenografo Christophe Martin e all’esposizione dedicata a Jacques Majorelle, è in programma anche la mostra del fotografo André Rau, che ha immortalato negli anni Novanta le icone del couturier. Il polo ospita inoltre un caffè-ristorante, un bookstore, una biblioteca di libri rari e un auditorium. Un posto unico nel suo genere per il continente africano.

 

 


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