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5 modi per disintossicarsi dalla tecnologia

Silvia Ragni
30 gennaio 2017

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Al ristorante, ormai, è diventato un leitmotiv: l’esercito di “digitatori seriali” batte freneticamente sui tasti del proprio smartphone, invia messaggi e legge quelli che riceve senza curarsi troppo (o sarebbe meglio dire affatto) degli altri commensali. In ogni luogo, ad ogni ora, in ogni occasione ci si imbatte in individui (e non solo millennials) intenti ad immortalarsi in selfie che poi posteranno sui social, fornendo una definitiva conferma alla profezia del quarto d’ora di celebrità esteso a chiunque di warholiana memoria. Esibire ogni istante della vita quotidiana è diventato un must, condizione imprescindibile per rientrare in una sorta di “Who’s who” del web. Un trend non privo di spiacevoli effetti collaterali: la “dipendenza da like” è uno degli esiti più immediati ed ha il potere di aumentare o, al contrario, di far calare a picco le proprie quotazioni, il lemma “esisto perchè ho migliaia di followers” invade la quotidianità dei più:  pensate solo ad un eventuale remake di “Quell’oscuro oggetto del desiderio”, film cult di Luis Bunuel, e alla difficoltà che incontrerebbe, oggi, un regista nel replicare il dialogo tra i passeggeri del treno alla base della struttura narrativa! Perché nel 2017 è molto più probabile avere come compagni di viaggio dei “digitatori seriali” piuttosto che degli amabili conversatori. Urgono, quindi, opportuni e mirati metodi di disintossicazione dalla dipendenza tecnologica. Proviamo a concentrarli in 5 punti, tutti da sperimentare.

  • Semplicemente, vivete la vostra vita appieno! Arricchite la quotidianità di dettagli unici: fate progetti, datevi obiettivi mai pensati prima, costruitevi un nuovo look da capo a piedi, iscrivetevi a un corso di danza o di recitazione. Ripristinate il corteggiamento old style, fatto di incontri in carne ed ossa e di weekend a sorpresa, rimpiazzate la chat con i cari, “vecchi” (ma mai troppo) bigliettini, stupite grazie alla luce che vi brilla, rivalutate i contatti umani. E, se vi date allo shopping, riscoprite il piacere sottile di tastare i tessuti, di vedervi un abito indosso in camerino, per poi uscire dalla boutique cariche di favolosi pacchi regalo.

  • Riscoprite il gusto di socializzare. Ma face to face, e ovunque sia possibile: dalla mezz’ora dedicata alla spesa al supermercato a quando fate un salto in edicola a comprare il giornale. Un’idea vincente sarebbe crearsi una rete di locali in cui inaugurare il rito di un aperitivo “socializzante”. E prefiggersi, ogni sera, di coniugare happy hour e nuove conoscenze. Fare amicizia guardando il proprio interlocutore negli occhi è stimolante, arricchisce ed amplia gli orizzonti. Senza contare che la socializzazione “live”, oltre a regalarci sensazioni del tutto speciali, può insegnarci molto sulla fauna umana.

  • Date spazio al cartaceo. Tornare a valorizzare la carta stampata sotto forma di libri o magazine è un must: sfogliarli è penetrare nei loro mondi appieno. Non c’è nulla che possa uguagliare il fruscio delle pagine, l’odore della carta stampata, il look patinato dei glossy. Leggere è evadere, viaggiare con la mente, crearsi un break dalla realtà quotidiana. Ed il cartaceo possiede il prezioso punto di forza di permettere sottolineature, rimandi, annotazioni ad ogni pagina: un input continuo alla divagazione mentale e alla fantasia che rende sempre più superflua la fuga nel web.

  • Iniziate una corrispondenza epistolare. Lettera versus e-mail: un dualismo possibile. Molti millennials, forse, non hanno assaporato ancora il piacere tutto romantico dello scrivere, del ricevere e dell’inviare lettere: è il momento di sperimentarlo. Certo, i tempi sono vincolati al servizio postale e contrastano con l’immediatezza dell’e-mail, ma volete mettere il brivido di controllare la buca delle lettere e di scoprire una missiva scritta apposta per voi? Una gioia dal sapore vintage, da applicarsi soprattutto al carteggio sentimentale.

  • Sostituite il download con il vinile. Un efficace detox dalla tecnologia richiede l’adesione a nuove passioni e a nuovi rituali. Attingere al “vintage” non equivale ad un ritorno al passato: rappresenta, al contrario, una scoperta (o una riscoperta) che rivela sempre differenti sfaccettature. C’era una volta il 33 giri: dischi in vinile grandi come padelle che venivano riprodotti, appunto, alla velocità di 33 giri al minuto. Comunemente chiamati LP (dall’ abbreviazione di long playing), acquistarli era un piacere. Non stiamo parlando di cimeli preistorici – tant’è che si assiste ad un loro massiccio ritorno – bensì di dischi spesso valorizzati da copertine-capolavoro, straordinari virtuosismi artistici. Perché non rivalutarli?

Tutti i punti di cui sopra, naturalmente, rappresentano spunti per un detox dal web lungi dall’essere totale: la nostra esistenza rende pressoché impossibile la modalità “off line” a tempo pieno. Ma tramutare in funzionalità una addiction, considerando il web uno strumento ed inquadrando nella giusta ottica tutte le valenze di cui lo carichiamo, è un traguardo importante. Adesso scusate, devo andare: non controllo l’email già da un’ ora…


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