Letteratura

Raffinatezza, romanticismo e Givenchy. Come nasce un’icona

staff
10 luglio 2011


Dagli anni Sessanta l’immagine di grazia e velata sensualità femminile veste un nuovo look: indossa un semplice tubino nero, trasformato in marchio di intramontabile eleganza.
Sono passati cinquant’anni da quando Audrey Hepburn percorreva le strade di New York in “Colazione da Tiffany”: da allora la consacrazione del film è andata di pari passo con quella della sua attrice protagonista.
Sembra impossibile, dopo decenni di ammirazione incondizionata da parte di donne di tutte le età, credere che la scelta della Hepburn per il ruolo che avrebbe segnato il coronamento della sua carriera sia avvenuta per puro caso, eppure è andata proprio così. Pensate che in un primo momento la sua parte avrebbe dovuto interpretarla niente meno che Marilyn Monroe!
Questa ed altre curiosità si nascondono nel frizzante volume di Sam Wasson “Colazione con Audrey”: un’indagine sugli antefatti e i retroscena della produzione di una pellicola destinata a diventare un classico della commedia romantica americana.
In un libro che vuole essere saggistico senza dimenticare la lezione di piacevolezza e divina frivolezza di Truman Capote, Wasson ripercorre la carriera e la vita di una diva atipica, che dalla sua interpretazione di “Vacanze romane”, passando per “Sabrina”, si fa portatrice di una nuova figura di femminilità. Orgogliosamente distante sia dal candore irreale e quasi imbarazzante di Doris Day, sia dall’inaccessibile sfavillio di Elizabeth Taylor, Audrey Hepburn (con l’aiuto dell’immancabile Givenchy) porta alla ribalta uno stile “democratico”. La sua immagine nei panni di Holly Golightly è quella nella quale molte donne americane, agli albori di una nuova generazione, intravedono l’indipendenza (specialmente quella sessuale) alla quale aspirano. Senza per questo perdere di vista la sobrietà e lo stile che agli anni ’50 imponevano al buon gusto.
Ma “Colazione con Audrey” non è solo un libro su Audrey. Come nella migliore sceneggiatura hollywoodiana, l’autore intreccia le vicende di tutti i personaggi implicati (più o meno da vicino, a volte anche inconsapevolmente) nella nascita di “Colazione da Tiffany”: da Truman Capote al suo adorato “cigno” – l’aristocratica Babe Paley – dal malizioso sceneggiatore George Axelrod alla costumista della Paramount, Edith Head, fino al giovane Hubert de Givenchy.
Scopriamo che il personaggio di Holly vede molti precedenti nelle donne della vita di Capote, a partire dall’inarrivabile madre Nina; che la scelta di Mickey Rooney per la parte del fotografo giapponese provocò il risentimento di Akira Kurosawa; che per adattare il copione alle rigide imposizioni censorie del codice di produzione vennero imposti notevoli correzioni all’idea originale.
Soprattutto, scopriamo grazie alle pagine dense di personaggi e testimonianze, con che qualità e sacrifici si costruirono la vita e il mito di una donna, attrice, icona, moglie e madre.

 

Stella Gariboldi


“Colazione con Audrey”, di Sam Wasson, Rizzoli, pp. 252.


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