Psicologia

6 regole per imparare ad ascoltare

Barbara Micheletto Spadini
21 novembre 2013

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Parlare è un mezzo per esprimere se stessi agli altri, ascoltare è un mezzo per accogliere gli altri in se stessi” Wen Tzu, testo classico taoista

La comunicazione è sempre un processo a due vie: un dialogo tra una persona che parla e una che ascolta. Senza ascolto, infatti, non c’è comunicazione. Essere dei buon ascoltatori non è così semplice e scontato come sembra. A volte, distratti come siamo dai rumori dell’ambiente esterno e dal vocìo della nostra mente, sentiamo, ma non ascoltiamo attivamente. Ed ecco che sorgono fraintendimenti, malintesi, delusione e frustrazione. Se vogliamo essere ascoltati, la prima cosa da fare è proprio… ascoltare.
Saper ascoltare è una qualità che richiede pratica, allenamento e costanza. È un’arte difficile, ma non impossibile, necessaria per costruire rapporti solidi e duraturi. Ecco allora 6 regole per imparare ad ascoltare.

1. Ascolta te stesso
Viviamo in un contesto che ci vuole sempre indaffarati tra mille impegni, bombardati da tanti stimoli e input e raramente ci fermiamo per ascoltare noi stessi, le persone più importanti della nostra vita. Se vogliamo che gli altri ci ascoltino, dobbiamo prima di tutto iniziare da noi stessi. Come facciamo a pretendere che gli altri ci ascoltino se non siamo noi per primi a sapere cosa vogliamo comunicare? Ogni tanto fermati e stai in silenzio, ritagliati uno spazio e un tempo tutto per te. Ascolta quella vocina interiore che sempre ti parla e ti guida, non soffocarla.

2. Sviluppa l’empatia
Uno degli ingredienti fondamentali della comunicazione è l’empatia. Come scrivo in Mi Merito il Meglio, l’empatia è il cuore dell’intelligenza emozionale e implica la capacità di fare esperienza delle sensazioni di un’altra persona senza per questo perdere la nostra identità. Ascoltare non significa semplicemente aspettare il proprio turno per parlare, né stare in silenzio e annuire. Significa piuttosto essere attivamente in ascolto dei bisogni dell’altra persona, cercare di entrare nel mondo dell’altro, anche se non lo condividiamo.

3. Non fare l’indovino
Una delle trappole in cui cadiamo più spesso e che ho descritto in Libera la Tua Vita è quella dell’indovino: tendiamo a leggere la mente degli altri, credendo di sapere cosa pensano, cosa provano e cosa è giusto per loro. Ma come facciamo a essere sicuri che la nostra interpretazione sia l’unica possibile e quella più giusta? Quando senti che sta per scattare questa trappola nella tua vita, mettiti nei panni di un esploratore e chiediti: su cosa è basato il mio ragionamento? Quali sono le prove? Da cosa capisco che…? Cosa mi fa pensare che…?

4. Non giudicare
Come per il punto precedente, anche questa è una trappola in cui cadiamo spesso. Credendo di sapere dove l’altro vuole arrivare, ci poniamo in una posizione di superiorità e giudichiamo quello che l’altro ci sta dicendo. Ognuno di noi ha qualcosa da insegnare e tutti noi abbiamo qualcosa da imparare dagli altri.
Mantieniti aperto al dialogo, senza giudicare. Quando qualcuno sta condividendo le proprie emozioni, positive o negative che siano, è essenziale riconoscergliele, anche e soprattutto quando dal nostro punto di vista non hanno senso. Quando identifichiamo e riconosciamo un’emozione, permettiamo a una persona di scaricarsi.
Allora si sente ascoltata e capita; allora le emozioni positive aumentano e quelle negative pian piano si dissipano.

5. Verifica di aver compreso il senso
Per essere davvero sicuri di aver compreso quello che l’altro ci sta dicendo, possiamo usare delle semplici formule usate in Neuro-Semantica: «Se ho capito bene…ho capito bene?» oppure: «Cosa intendi esattamente per…?» oppure: «Ti ho sentito dire che…puoi dirmi di più?» Parafrasando rischiamo di cambiare il significato originale e di imporre la nostra mappa del mondo. Ripetendo le stesse parole dell’interlocutore, senza aggiungere la nostra personale interpretazione ci avvicineremo al senso originale della comunicazione. In questo modo, si può raggiungere l’accordo con l’altra persona che si sentirà accolta ed ascoltata e ancora più incoraggiata ad aprirsi con fiducia al dialogo.

6. Non interrompere
Una delle abitudini più diffuse è quella di interrompere il nostro interlocutore, un comportamento fastidioso e poco rispettoso. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni, lascia che l’altro si esprima liberamente e intervieni nelle pause. A volte l’intenzione non è quella di offendere l’altro, ma presi dall’entusiasmo e dal trasporto non riusciamo a trattenerci e pensiamo ad alta voce. Morditi la lingua e aspetta il tuo turno! Il tuo interlocutore te ne sarà grato.

Esercizio di chiusura per i lettori di Luuk Magazine dal titolo “Impara l’ascolto attivo” tratto dal libro Mi merito il meglio
Ascoltare non significa semplicemente aspettare il proprio turno per parlare, né stare in silenzio e annuire. Significa piuttosto essere attivamente in ascolto dei bisogni dell’altra persona, cercare di entrare nel mondo dell’altro, anche se non lo condividiamo.
La prossima volta che parli con una persona ferma il tuo impulso di rispondere immediatamente, di dire la tua, di pensare già a cosa dirai e invece porta la tua attenzione a cercare di capire quello che la persona davvero intende e fai piuttosto domande di esplorazione. Infatti è solo quando ascoltiamo davvero che possiamo identificare quello che non viene detto, come le paure o le vere preoccupazioni.
Ecco un esempio: immagina questo dialogo nella tua azienda.
Carlo: “Non sono certo di essere adatto a questa organizzazione”.
Marina (Ascoltatore): “Veramente? Che cosa sta accadendo per farti sentire in questo modo?”
Carlo: “Nonostante faccia gli straordinari e raggiunga gli obiettivi, non ricevo alcun ringraziamento. Mi sembra che i miei sforzi non vengano riconosciuti”.
Marina (Ascoltatore): “Se ho capito bene, hai bisogno di essere riconosciuto, giusto? E in che modo vuoi venire riconosciuto per esempio?”.
Buon allenamento!

A cura di Barbara Micheletto Spadini


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