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8 Marzo, festa dell’incoerenza nazionale

Davide Alessandro Giannattasio Fanigliulo
11 marzo 2014

Sabato 8 Marzo si è celebrata, come ogni anno, la giornata internazionale della donna. È una ricorrenza che festeggiamo non solo per ricordare le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, ma anche per non dimenticare le discriminazioni e le violenze alle quali sono soggette ancora oggi nelle più disparate società odierne. Seppur troppo spesso sia una festività strumentalizzata e utilizzata a fini commerciali e di propaganda politica, l’8 Marzo ci ricorda le umiliazioni alle quali la donna è stata sottoposta nel corso della storia per poter raggiungere l’eguaglianza sociale, politica ed economica. In questo giorno è usanza ormai diffusa regalare un mazzo di mimose come gesto di cortesia, anche se in realtà il regalo più prezioso sarebbe il rispetto. Sin dall’antichità, nella maggior parte delle culture, la donna ha sempre avuto un ruolo secondario e talvolta di subordinazione nei confronti dell’uomo.

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Oggi la donna può vantare condizioni di parità mai avute prima. O quasi.

Infatti il divario retributivo di genere in Eu negli ultimi anni non è cambiato assestandosi a circa il 16%: ovvero, le donne in Europa lavorano in media 59 giorni a salario zero.

Le disparità del salario sono ancora molto frequenti nelle società moderne, soprattutto negli ambiti lavorativi a netta maggioranza maschile, come quello finanziario. Ma stranamente, e al contrario di quel che si potrebbe immaginare, l’Italia dà il buon esempio, vantando una disparità retributiva di genere tra le più basse in Europa, del 6,7% (è più basso solo in Slovenia, Malta e Polonia). In fonda alla classifica la Germania, che registra un tasso tra i più alti in Europa. La nostra rimane comunque una magra vittoria. In Italia, nel 2009, le donne occupate erano pari al 46,4%: un dato inferiore al tasso medio di occupazione femminile in Europa(58,6%), e che mette quindi in luce il forte ritardo italiano a livello internazionale.

Ma la crisi ci viene in soccorso: nel 2012 le donne che lavorano sono aumentate di 110 mila unità rispetto al 2011. Oltre alle occupate, aumenta il numero delle donne disposte a lavorare e il trend rialzista si è confermato anche nel 2013(dati Istat).

Non è di certo la prima volta che la crisi economica viene in soccorso del “gentil sesso”. In periodi di pace e prosperità le condizioni economiche non incoraggiano il lavoro femminile, in quanto quello del solo uomo può bastare a mantenere la famiglia. Ma tra la prima e la seconda guerra mondiale, il lavoro femminile si è mostrato fondamentale. Il mondo scopre la loro importanza grazie alla carenza di manodopera maschile e la cosa sensazionale è che una volta cessate le guerre, le condizioni femminili non ritornano in nessun caso alla situazione pre-conflitto.

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