Lifestyle

8 Marzo: le donne del momento

Silvia Ragni
7 marzo 2017

L’8 Marzo è dietro l’angolo e già un potente effluvio di mimosa inizia ad impregnare l’aria. Sarà una Festa della Donna all’insegna del Primrose Yellow, la nuance di giallo tramite cui Pantone evoca l’esatta tonalità di quel profumatissimo fiore: ci piace associarlo al giorno che celebra la donna a 360°. E se la strada per una piena uguaglianza di diritti e dignità sociale sembra, a volte, ancora lunga da percorrere, è innegabile che la figura femminile occupi un ruolo ormai di primo piano all’interno della società attuale.

Un esempio, anzi sei? Le nostre “donne del momento”. Tutti ne parlano: geniali, creative, iconiche, hanno saputo coniugare a un alto tasso di talento un inconfondibile stile.

REI KAWAKUBO
Sarà la prima stilista donna vivente a cui il Costume Institute del Metropolitan Museum di New York si accinge a dedicare l’annuale mostra monografica: Rei Kawakubo, anima creativa e fondatrice del brand Comme des Garçons, ha rivoluzionato il concetto stesso di moda. Portando avanti una sperimentazione costante, la designer giapponese ha delineato un’estetica post-moderna e del tutto unconventional. Asimmetrie, linee minimal, sovrapposizioni, volumi ed assemblaggi innovativi sono i suoi punti cardine, che continuamente ribalta e definisce ex novo. Per Rei Kawakubo l’abito è un’opera che veicola la sua essenza più autentica: una filosofia che dal 4 Maggio al 4 Settembre 2017 il MET celebrerà con una retrospettiva che riunisce circa 120 creazioni della stilista. A precedere l’opening, il 1 Maggio, un MET Gala che avrà Katy Perry, Pharrell Williams e Anna Wintour come anfitrioni.

EMMA STONE
La “rossa di Hollywood”, fresca di Oscar come Migliore Attrice per il ruolo di Mia Dolan in “La La Land”, ha coronato egregiamente una carriera iniziata a soli 11 anni, da enfant prodige. Da allora, il suo percorso si è snodato tra successi al box office e premiazioni: basti pensare che, solo nel 2016, la sua performance in “La La Land” le è valsa la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile alla 73a Mostra del Cinema di Venezia, il Golden Globe, lo Screen Actors Guild Award e il BAFTA come miglior attrice. Un bel traguardo per una star che alterna cinema ed impegno: sul palco degli Oscar non è passata inosservata, infatti, la spilla a sostegno di Planned Parenthood – l’associazione che si batte per una genitorialità pianificata – che ha appuntato su uno splendido abito oro griffato Givenchy.

ANNA MOLINARI
Per la “Regina delle Rose”, la recente Milan Fashion Week è coincisa con una vera e propria apoteosi: i 40 anni di Blumarine, il brand che fondò a Carpi nel 1977, sono stati celebrati con un prezioso libro bio-fotografico – “Anna Molinari, Blumarine” (Rizzoli), a cura di Maria Luisa Frisa – e con una collezione A/I 2017/18 che è un tributo “rivisitato e corretto” al suo heritage più iconico. La t-shirt con il logo Blumarine in Swarovski e il cardigan Blu V sono i cult di uno stile etereo, iperfemminile e seducente che ha forgiato a tutto tondo l’identità del marchio. Vibrante, romantica ma volitiva, ad Anna Molinari non fanno difetto la grinta e una sottile vena ribelle: è per emanciparsi dall’azienda di famiglia, produttrice di maglieria per conto terzi, che ha dato il via all’ avventura di Blumarine. Firmando a chiare e sfavillanti lettere le sue creazioni.

BEYONCÉ
Non l’abbiamo mai vista così scintillante: ai Grammy Awards 2017, Queen B ha calamitato l’attenzione unanime sfoggiando una allure “divina” in senso letterale. A metà tra una dea e una Madonna ricoperta d’oro, si è presentata sul palco in un abito di Peter Dundas ricco di bagliori ed ha incantato l’audience con una performance che l’ha vista con tanto di corona/aureola in capo. Un’immagine, la sua, non scelta a caso: incinta di due gemelli e fiera di esibire il suo pancione, Beyoncé si è ispirata alla Vergine Maria per evidenziare l’amore sovrumano che lega una madre ai propri figli. E se ha vinto “solo” due Grammy (per il Miglior Album Contemporaneo con “Lemonade” e per il Miglior Video con “Formation”) contro i cinque di Adele, ha aggiunto senza dubbio un ennesimo, potentissimo momento iconico alla sua carriera di popstar.

MARIA GRAZIA CHIURI
È il primo Direttore Creativo donna chez Dior e, come tale, si è fatta subito valere con intuizioni vincenti: come la celebre t-shirt che recita “We Should All Be Feminists”, già un must. Lo statement lanciato in passerella da Maria Grazia Chiuri riprende, in realtà, il titolo di un saggio di Chimamanda Ngozi Adichie, scrittrice ed attivista nigeriana. Classe ’64, la Chiuri ha respirato nell’aria il fermento femminista degli anni ’70 e lo traduce in stile, incastonando la moda nell’imprescindibile contesto dei tempi odierni. Ma la sua prima collezione parigina tocca anche altri temi: l’alto savoir faire artigianale, un heritage che al genio di Monsieur Christian affianca quello dei Direttori Creativi che gli sono succeduti. Maria Grazia lo cita, lo rielabora, lo ammanta di freschezza. Come solo una femminista talentuosissima e dal prestigioso CV sa fare.

LADY GAGA
Sorprendente, spettacolare, funambolica: sono gli aggettivi che viene spontaneo associare alla sua esibizione all’Halftime show del Superbowl 2017. Un vero trionfo per Lady Gaga che, in bodysuit d’argento sfavillante e con un make-up glitterato-spaziale, ha intonato “God bless America” dal tetto dell’ NRG Stadium di Houston prima di calarsi, sorretta da cavi, a picco sul palco in un tripudio di giochi pirotecnici, fiaccole e getti di fumo. Tra exploit acrobatici e coreografie maestose si è svolta quella che verrà ricordata come una performance da leggenda. Hits come “Poker Face”, “Telephone, “Born this way”, “Just dance” si sono succedute in un medley mozzafiato spezzato solo dalla suggestività di “Million reasons”. Poi, sulle note di “Bad romance”, ecco Lady Gaga sparire nel vuoto: un gran finale degno di una superstar eclettica che non smette mai di stupire.


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