A cosa vorremmo dire NO…

Alberto Pelucco
29 novembre 2013

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Camerieri nelle vesti di comici falliti, fidanzate opprimenti, superiori tenaci seguaci dello stacanovismo… Che cosa gli italiani odiano di più oggi? E a cosa vorrebbero dire no?
Le risposte le rivela un sondaggio effettuato dal colosso mondiale della consegna a domicilio Just Eat all’indomani del raggiungimento degli oltre 1.000 ristoranti affiliati.

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Ebbene, chiarito che 6 italiani su 10 vorrebbero poter dire dei sonori “NO” quando serve, andiamo a vedere quali sono le situazioni che più irritano il popolo del Belpaese.
Tra i più odiati in assoluto ci sono coloro che alle 6,30 antelucane urlano le proprie sventure al telefono sui mezzi pubblici (a chi, fra l’altro?), le attese durante le chiamate ai call center, che da vent’anni propongono interminabili e reiterate esecuzioni di Per Elisa e Inni alla Gioia (ma povero Beethoven!), ma anche capi e superiori che ci costringono a straordinari come neanche Fantozzi. Per non parlare, poi, dell’amico che fissa la data del matrimonio proprio prima del ponte, le fidanzate ipergelose, le avances di partner mielosi come una soap opera. Dall’elenco non sono esenti i genitori, anche se occupano l’ultima posizione della classifica: padri che vogliono sapere sei volte al giorno quando prenderemo la vita più seriamente, mamme chiocce che alle 18,20 cominciano a domandarci cosa vorremmo per cena.

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Paradossalmente, proprio la sfera della cucina e dell’alimentazione detiene il record di situazioni più insopportabili per molti italiani – ed è strano perché, si sa, siamo sempre stati considerati delle ottime forchette dal resto del mondo!
A partire dalle code al supermercato ogni sabato mattina: ma perché con tutta la settimana a disposizione sembra che la maggior parte dei pensionati scelga proprio questo momento per una spesa di tre articoli? Insofferenza destano poi le serate passate a disinfestare le cucine di piatti sporchi e cattivi odori (pesce su tutti), mentre in salotto gli altri – capo stacanovista compreso – si divertono. Seguono poi nell’ordine: il Vissani della situazione, che ti trova magagne nella cena anche se hai preparato un pranzo degno di Lucullo o Trimalcione; tutti gli assaggi cui prestarsi mentre si cucina, che vanificano ore di palestra e diete stoiche; la pretesa che in un quarto d’ora ed entro le venti venga preparata una cena pantagruelica di tredici portate.
Meno fastidio suscita invece lo stereotipo secondo cui qualcuno dovrebbe saper cucinare solo perché italiano – del resto, come dicevamo sopra, il cliché son duri a morire.
Tante, insomma, sono le cose che gli italiani non sopportano, però forse è anche da questo che risultiamo simpatici all’estero: non solo non ce la prendiamo troppo, ma a volte riusciamo anche a scherzarci su. E spesso le nostre sono battute migliori di quelle dei camerieri.

Alberto Pelucco