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A Londra pazzi per Conte. Ma gli inglesi capiscono il calcio?

Riccardo Signori
3 gennaio 2017
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Carlo Ancelotti

Gli allenatori inglesi non sono proprio dei fenomeni. Si era capito da tempo. Tolte poche eccezioni, gli altri hanno ceduto il passo al resto d’Europa. Tanto per intendersi, basta osservare la classifica della Premier League e relative squadre top. Ai primi sette posti, sette panchine straniereConte, Klopp, Wenger, Pochettino, Guardiola, Mourinho, Ronald Koeman citati in ordine non proprio sparso.

Certo, provoca stupore vedere Pep Guardiola e  Josè Mourinho in posizioni di retroguardia rispetto ai primissimi posti di classifica. Ma quando si dice che i giocatori contano più dei tecnici, non si va lontano dalla verità. Forse non è un caso se Guardiola ha annunciato che la sua carriera non durerà ancora molto. Ha spiegato: “Non giungerò ai 60 anni”. Considerando che ne ha 45, al massimo terrà botta per una decina di anni. Ma non sarebbe sorprendente vederlo chiudere entro 5 anni. Come Arrigo Sacchi, lo spagnolo è un tecnico che vive su tensioni e intensità di lavoro e di credo. Difficile durare a lungo.

 Si racconta che la Premier sia un campionato spettacolare, ed è vero. Ma spettacolo non sempre si coniuga con buon calcio, o con il calcio di successo. Vi giocano grandi stranieri, giocatori che farebbero la fortuna di qualunque squadra. In Inghilterra da qualche anno tirano molto gli allenatori italiani.  Antonio Conte ne è l’ultimo esempio: condottiero vincente e trainante. La vittoria da cenerentola di Claudio Ranieri con il Leicester è stata un capolavoro, ma anche Roberto Mancini e Carlo Ancelotti hanno lasciato buoni ricordi. Una scia di successi, piccoli e grandi, inaugurata da Gianluca VialliFabio Capello non è riuscito ad esser altrettanto determinate guidando lanazionale e questo spiega lo spartiacque fra il campionato inglese e il calcio inglese.

Tanto per essere chiari: sicuri che gli inglesi si intendano davvero di pallone, dopo essersi autoproclamati, per decenni, i maestri del calcio? Visto il valore degli allenatori, le magre della loro nazionale, la capacità  dei giocatori di perder qualità cammin facendo, l’incapacità federale di capire che la Premier e la stagione inglese triturano gli atleti negando possibilità di successo alla nazionale, c’è da pensare che gli inglesi non siano più maestri, ma nemmeno grandi intenditori di calcio raffinato. In fondo, il football inglese è monotono nelle sue logiche, nel modo di esser giocato ed anche nell’ingenuità strategica. La partita disputata dal Chelsea, il primo giorno dell’anno, lo ha dimostrato se ve ne fosse bisogno. I gol subiti dallo Stoke City non erano irresistibili, ma la difesa avversaria ha subito gol decisivi, a partita riequilibrata, da mettere in imbarazzo. In Italia solo il Cagliari e la peggior difesa dell’Inter avrebbero potuto reggere il confronto con quelli dello Stoke.

 Insomma il calcio in Inghilterra ha grande fascino, lo dice chiunque ci abbia giocato o allenato, ma poi Ancelotti ti racconta che il calcio migliore per tattica è quello italiano. E gli allenatori nostri lo dimostrano sull’Isola.

Oggi, a Londra, sono tutti pazzi per Antonio Conte, mister daprimato facile, dalla grinta spianata e dalla capacità di far cambiare abitudini e umori ad una squadra. Il lavoro di Conte è stato innanzitutto di contorno alla fase tecnica: ha insegnato a comportarsi, a rispettare regole calcistiche e non, a lavorare sugli schemi con attenzione maniacale. Tutto quanto fa Italia.

Anche gli altri nostri allenatori, a cominciare da Mancini per finire con Ranieri, hanno sfruttato nel tempo la superiorità che un allenatore nostrano può regalare alla sua squadra: capacità tattica, furbizia, tensione difensiva. Oggi Conte sta riassumendo le doti dell’italico pallone e, a parità di rosa(ciascun dica la sua su chi la possiede più forte), sta mettendo in imbarazzo anche Guardiola che, con il Manchester City, garantisce il minimo richiesto a quello che viene definito il miglior allenatore del mondo.

Noi gli metteremmo davanti Ancelotti. Ma non ditelo ai fanatici del tiki-taka, un calcio noioso già inventato dagli olandesi (dici Johan Crujiff per tutti) ma con un pizzico di originalità in più.


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