Fotografia

A Palazzo Moroni una mostra per la Giornata della Memoria

Alberto Pelucco
4 febbraio 2015

Stutthof (Polonia) cancello di ingresso e controllo al campo

Settant’anni fa le truppe sovietiche valicarono i cancelli di Auschwitz, rivelando al mondo l’orrore che si nascondeva dietro “la soluzione finale”, come la chiamavano Hitler e i suoi. Era il 27 gennaio 1945 e quanto si trovarono davanti i soldati dell’Armata Rossa, lo possiamo rivivere anche noi, grazie alle fotografie di Gianluca Saggin esposte alla mostra “Il tempo è memoria. La memoria è nel tempo”, allestita presso le Scuderie di Palazzo Moroni, a Padova, in occasione della Giornata della Memoria.

Della rassegna colpisce il percorso espositivo, incentrato non tanto sui prigionieri, quanto su quello che essi scoprirono, una volta arrivati in quei campi di sterminio. Non ci si concentra, ad esempio, sulla provenienza dei reclusi o sul motivo per cui si trovassero lì, ma sugli spazi di cui si componeva il campo: la banchina del treno, gli ingressi, gli interni delle baracche, alcuni elementi esterni, come le camere a gas o i forni crematori. In altre, parole, i prigionieri sono il punto di partenza, non di arrivo della riflessione cui ci incoraggiano la mostra e il fotografo.

Auschwitz (Polonia) baracche

Auschwitz (Polonia) baracche

Per Saggin, la fotografia è “poter bloccare un momento, un ricordo, trasportare un’immagine in un’istantanea, vedere il mondo con un’altra ottica. Dove le persone normali non si accorgono di qualcosa, ecco che il fotografo si sofferma, vede oltre l’apparenza, vede quello che gli altri non riconoscono. Per me la fotografia vuol dire poter dimostrare quello che percepisco dall’esterno, uno storico delle mie” pupille” gustative”.

Saggin non vuole trasmettere un messaggio già sovraccaricato delle proprie considerazioni. In una mostra dedicata alla “Memoria”, chi guarda le foto deve formulare una propria opinione, perché la memoria è soggettiva. Nessuno può imporre ad altri di ricordare qualcosa. Tutt’al più, li si può incuriosire. Come fa il nostro artista, che, focalizzandosi su un dettaglio, suggerisce le proprie impressioni allo spettatore, per poi invitarlo a dare forma a ciò che vede.

Molto importante in questo senso è il linguaggio artistico dell’autore, che in realtà è una summa” di più tecniche fotografiche di artisti diversi. Già abbiamo notato l’influenza di Henri Cartier-Bresson, quando Saggin parla di rendere istantanea un immagine. Tra gli altri “contributi”, possiamo notare quello di Franco Fontana, noto in tutto il mondo per le ricerche sull’astrattismo del colore, quando le uniche tonalità cromatiche erano ancora bianco e nero.

Belzec (Polonia) ingresso campo

Belzec (Polonia) ingresso campo

Questi ultimi, a loro volta, sono centrali nelle immagini dell’inglese Michael Kenna, che raffigurano paesaggi insoliti con luce eterea, ottenuta fotografando all’alba o di notte con esposizione fino a 10 ore. La scena che ne deriva, risulta ambientata in un’atmosfera quasi onirica, dove gli oggetti sembrano armonizzarsi ironicamente con gli sfondi. Ironia e surrealismo caratterizzano anche l’arte dell’americano David LaChapelle, che ricerca tanto l’apparenza delle cose, quanto quella di Annie Leibovitz la loro essenza. La ritrattista americana intende descrivere il carattere di chi le sta davanti, risultando a volte forse eccessivamente schietta.

Franco Fontana, Michael Kenna, David LaChapelle, Henri Cartier-Bresson e Annie Leibovitz, così lontani, se presi singolarmente. Ma qui, i linguaggi espressivi di questi cinque artisti si fondono in un unico quadro, quello di Gianluca Saggin, che accosta all’astrattismo di Fontana i chiaroscuri di Kenna, al surrealismo di LaChapelle la schiettezza di Leibovitz. Su tutti si leva prepotente l’arte di Cartier-Bresson, maestro nel rendere le sue creazioni insensibili all’oblio del tempo.

Perché solo con una visione nitida del passato possiamo comprendere analiticamente il presente e costruire quindi un futuro migliore, per evitare altre catastrofi umane.

Alberto Pelucco

Il tempo è memoria. La memoria è nel tempo
22 gennaio 2015 – 15 febbraio 2015
Scuderie di Palazzo Moroni, via del Municipio, 1 35122 Padova
Orario: 9.30-12.30 / 15-18 chiuso i lunedì non festivi
Informazioni
Web: padovacultura.padovanet.it/it/attivita-culturali/il-tempo-è-memoria-la-memoria-è-nel-tempo
E-mail: cultura@comune.padova.it
Tel.: 049 8204546
Ingresso Libero


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