Cinema

A proposito dei fratelli Coen

Sarah Elisabetta Scarduzio
21 febbraio 2014

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In un piccolo locale notturno nel Greenwich Village, seduto su una sedia al centro della sala, un uomo canta con un filo di voce, accompagnato dalla sua chitarra, Hang me, Oh hang me, una canzone dolce e piena di malinconia. Sono gli anni ’60 in una New York catturata d’inverno e coperta di neve, che appare insolitamente grigia, e lui, infreddolito, senza soldi e senza una casa, è Llewyin Davis, un cantante folk che cerca a fatica e con molte difficoltà di farsi strada nel mondo della musica, nonostante la fortuna non sembra interessarsi di lui e il suo compagno di lavoro abbia deciso di lasciarlo tragicamente. Dorme dove trova posto, ma per lo più viene ospitato da Jean e Jim, interpretati ironicamente da due insoliti Carey Mulligan e Justin Timberlake. Lei dalla pelle candida e dal volto apparentemente angelico è la sua arrabbiatissima ex ragazza che non perde mai occasione di insultarlo e di ricordargli i suoi continui errori ed insuccessi e lui è il fidanzato con cui vive e insieme al quale canta. Accanto a loro incontriamo altri personaggi, tra cui un bellissimo gatto rosso che per qualche tempo sarà il compagno di viaggio di Llewyin.

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Joel e Ethan Coen partono in A proposito di Davis dalla vita di Dave Van Ronk, un cantante folk poco conosciuto di quegli anni, amico di Bob Dylan e mai destinato a grande fama; basandosi su di lui donano parte di questo film alla sua memoria, benché poi i due registi si discostino da essa e immaginino dell’altro, per scrivere una storia autenticamente propria, lasciando una firma riconoscibile.

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Il periodo che scelgono di raccontare, riuscendoci efficacemente, non è quello del successo che negli anni seguenti travolse molti cantanti, tra cui lo stesso Bob Dylan, ma il periodo antecedente, quando New York non era ancora divenuta la città delle opportunità e dei sogni. Tutto si chiude così come si è aperto, e in questo modo salutiamo il nostro protagonista non riuscendo ad intravedere il suo futuro, né cosa lo aspetta.

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La musica, per la quale, insieme alla fotografia, è stato nominato al Premio Oscar, è centrale, tanto da assurgere al ruolo di coprotagonista del film. Viene infatti lasciato molto spazio durante tutta la narrazione alle canzoni suonate e cantate, che riportano in quegli anni e in quell’atmosfera.

Oscar Isaac è Davis, e lo è in ogni piccolo particolare. E l’immagine di lui con la sua chitarra e il gatto rosso in braccio, vagabondo anch’egli, intenti ad  attraversare la città insieme in metropolitana, risulta indimenticabile.

Sarah Elisabetta Scarduzio


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