Cinema

“A single man” (2009) di Tom Ford

staff
8 aprile 2011


La vita di George Falconer (Colin Firth) da quando è morto il suo compagno Jim (Matthew Goode) non è più la stessa. La grande casa che hanno arredato e costruito insieme è ora vuota. Il suo lavoro di professore e gli altri aspetti della sua vita in generale hanno perso tutto il loro interesse. Pianifica di suicidarsi. È un uomo solo. Ma è davvero solo? Una sua vecchia amica (Julianne Moore) e un suo allievo gli getteranno un’ancora di salvataggio.
Brillante esordio alla regia per lo stilista Tom Ford, che ha firmato una trasposizione molto bella dell’omonimo libro di Irshwood.
Coppa Volpi a Venezia per Colin Firth e una stupenda interpretazione di Julianne Moore, nei panni di Charlotte, la vecchia amica di George, anche lei sola e disperata che ricorda per certi versi la Anne Bancroft di “Paradiso Perduto” (“Grate Expectations” A. Cuaròn 1998).
Se dovessi individuare un leitmotiv del film, sceglierei sicuramente l’acqua. Il film si apre fin dai titoli di testa con Colin Firth sospeso in acqua, in una condizione quasi prenatale, sembrerebbe così preannunciare quello stato di sospensione in cui il protagonista si trova per tutto il film.
Poi arriva la prima scena, un sogno di George: si trova su luogo dell’incidente di Jim, avanza verso il suo corpo ormai senza vita per dargli l’addio con un ultimo bacio. La scena è dominata dalla neve: acqua che si congela, cristallizza, una sottile cortina che ricopre tutto.
Presto scopriamo che quel sogno non è un flashback, perché George non ha mai dato il suo addio a Jim. La famiglia di Jim non lo ha voluto al funerale. George non avrebbe nemmeno saputo della morte di Jim, se non fosse stato per una telefonata di un cugino.
La notte in cui George riceve la telefonata, completamente distrutto dalla notizia, cerca il sostegno e il supporto di Charlotte. Alle lacrime di dolore di George si aggiunge una pioggia torrenziale, come a ricordare che il flusso degli eventi continua inesorabile e quel dolore così straziante si perde nel calderone delle sofferenze umane come, per l’appunto, lacrime nella pioggia.
Insomma la vita di George ha perso di colore, salvo alcuni piccoli, importanti, momenti dove tutto sembra ravvivarsi. La mia non è soltanto una metafora, credo sia il cardine dell’impronta stilistica del film. Perché è proprio il sottolineare attraverso delle intense saturazioni di colore, in una fotografia che risulterebbe altrimenti “smorta”, quei piccoli momenti di bellezza per i quali vale la pena essere vivi.
“A single man” è un ottimo film, tocca tematiche anche abbastanza delicate ( la morte, l’intolleranza, il suicidio) e senza calcare troppo la mano, cerebrale, ma non cervellotico. Uno di quei film che, dopo averli visti, lascia scaturire nello spettatore la sensazione dolce-amara di un finale ben congegnato.

 

Giustino De Blasio


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