Ritratti

A tu per tu con Massimo Minini

staff
20 novembre 2012

Massimo Minini è un gallerista riconosciuto in tutto il mondo e forse uno tra i piu’ rispettati. Contrariamente a molti galleristi, Massimo non ha mai spostato la sua galleria dalla sua città d’origine: Brescia, una città piuttosto provinciale a metà strada tra Milano e Venezia che casualmente è anche la mia città d’origine. Non sono tanti i bresciani che si sono fatti una reputazione all’estero e pochi gli stranieri che si recano a brescia per visitarla ma Massimo Minini è sicuramente un bresciano che si è distinto e la sua galleria – un semplice locale di tre stanze al piano terreno di una palazzina in una strada piuttosto anonima di una città altrettanto anonima – è diventata meta fissa per molti collezionisti contemporanei frequentatori del jet set.
La carriera di Massimo Minini è iniziata in un ufficio export di un’azienda bresciana; il giovane Massimo parlava inglese e francese e sapeva battere a macchina. Il lavoro poteva essere perfetto.
Quando e come dunque è diventato la personalità di spicco che è tutt’ora? “Nel 1973 un amico aveva uno spazio adatto e io passione e una discreta conoscenza. E’ stato istintivo, immediato, naturale provarci”.
Un personaggio interessante e ricco di sorprese che senza dubbio ha stimolato la mia curiosità…
Chi ti piacerebbe ospitare nella tua galleria in futuro? “Tra i tanti, sicuramente Gerard Richter, Richard Long,Duane Michals, Gilbert and George,Philippe Parreno”.
Tra gli artisti che rappresenti chi ha dato piu’ soddisfazione? “Senza dubbio mi viene in mente un nome: Giulio Paolini”.
Ma perché nel 2012 le persone hanno ancora bisogno dell’Arte, con la A maiuscola? “Beh, perché no?… Ad esempio a giugno, il mese che secondo me rappresenta la maturità dell’anno, si svolte Art Basel, una grande fiera internazionale che, con il suo successo, dimostra quanta voglia di Arte ci sia ancora al giorno d’oggi.
Visualizza la tua collezione perfette, opere dall’antico al contemporaneo. “La deposizione di Jean Fouquet a Nouans, La Madonna del parto di Piero della Francesca a monterchi, La dentelliere di Veermer,Les demoiselles di Picasso e il giovane che guarda Lorenzo Lotto di giulio Paolini”.
Secondo te quali sono le nazionalità a cui appartengono i collezionisti, ma anche gli artisti, più colti e raffinati? “Per quanto riguarda i collezionisti sicuramente gli italiani e i belgi, parlando degli artisti, invece, il discorso diventa più complesso. Tra gli altri, Goscka Macuga,Roman Signer, Cerit Wyn Evans… in definitiva potrei dire gli inglesi.”
Le ultime due domande… un artista già morto che non credi abbia avuto il giusto riconoscimento? “Renato Guttuso”.
E, infine, dacci un nome: qualche giovane promessa ancora sconosciuta ai più che secondo te potrebbe farcela ed entrare a far parte del firmamento dell’arte? “Hans Peter Feldmann”.

Conosco Massimo Minini ormai da qualche anno. La sua passione per l’arte non è misurabile, la sua conoscenza impressionante e la sua semplicità disarmante. Ai suoi opening non ti serve champagne, non ci sono dinner sofisticati a seguire e neanche canapes sui vassoi d’argento. Spesso solo acqua – a volte addirittura nei bicchieri di carta. Ma una cosa viene servita davvero con un trattamento di prima classe: l’arte. Nella sua forma più pura, senza orpelli, quella che lui ama e nella quale crede davvero.

Umberta Gnutti Beretta