Interviste

A tu per tu con Simonetta Ravizza

staff
20 settembre 2011


E’ una mattina soleggiata e il meraviglioso terazzo con vista sul centro storico di Pavia risplende così come i curati interni ricchi di splendidi fiori, grande amore della stilista.
Passeggiando tra gli eleganti ambienti della raffinata dimora di Simonetta Ravizza si notano immediatamente le sue grandi passioni, prima fra tutte la fotografia.
Ogni angolo è colmo di scatti (tra cui spiccano ritratti in bianco e nero realizzati a Formentera) che mostrano una famiglia unita e serena.
Simonetta, da perfetta padrona di casa, ci fa accomodare sul terrazzo in un salottino in ferro battuto con cuscini animalier.

Ci racconta la sua esperienza e il passaggio da Annabella, l’azienda di famiglia, al marchio che porta il suo nome, fondato dieci anni fa?
Ho iniziato nell’azienda di mio padre come “commessa tra le commesse”, come lui stesso diceva, per capire e avere un rapporto con le clienti private.
In seguito ho avuto la necessità di creare una mia collezione, chiamata “Simonetta Ravizza by Annabella” e venduta esclusivamente a Pavia nell’Atelier Annabella.
Dopo la morte di mio padre Giuliano ho dovuto prendere in mano tutta l’azienda con i miei fratelli Ruggero e Riccardo e ho cercato di portare avanti il progetto Simonetta Ravizza aprendo una boutique in via Montenapoleone a Milano e cominciando la distribuzione del brand in Italia e all’estero attraverso un cammino non facile.
In quegli anni c’era una diversa concezione della pelliccia e il ruolo degli animalisti era ancora molto forte.

Quali sono i suoi piani di sviluppo?
Attualmente i miei prodotti sono venduti in 120 boutique in Italia e nel mondo (soprattutto in Russia, il nostro primo mercato), ho aperto show-room a Parigi, Berlino e Barcellona.
L’ultimo passo è stato lo sbarco a New York attraverso una realtà locale, anche se la situazione negli Stati Uniti è molto complessa.
Quest’anno ci sarà il debutto sulle passerelle milanesi (mercoledì 22, ndr) della mia prima linea di prêt-à-porter in cui trionferanno camosci, pelle, tessuto e maglieria.
Non mancheranno gli accessori, in primo luogo borse e piccoli bijoux, che stanno avendo un ottimo sell out.
Il mio obiettivo è di arrivare ad avere vendite composte al 60% da capi in pelliccia e al 40% dal prêt-à-porter.

Qual è il suo legame con Annabella?
Attualmente mi occupo solo della parte creativa ma ho preferito eliminare il nome dal mio brand in quanto, senza nulla togliere a mio padre e a quanto ha fatto per me, mi pesa in quanto mi ricorda la pelliccia e rimanda più ad un marchio che a una firma.
Abbiamo inoltre studiato strategie molto diverse a livello di comunicazione e pianificazione pubblicitaria.
A parte questo, nonostante la crisi, la pelliccia sta andando molto bene e così anche l’Atelier Annabella, sia grazie al crescente numero di turisti che si recano a Pavia per visitare la nostra boutique, sia grazie alla presenza continua di clienti italiani.

Com’è il bilancio del brand Simonetta Ravizza?
Quest’anno abbiamo avuto un aumento di fatturato che spero si consolidi nel corso del 2012, anche grande al lancio del prêt-à-porter.
La cosa che più mi preoccupa al momento sono i pagamenti, noi abbiamo già consegnato la merce e mi auguro che i nostri clienti possano saldare le fatture senza problemi.

Prevede di aprire nuovi negozi monomarca?
Al momento non è nei programmi di sviluppo del brand Simonetta Ravizza.
Preferisco avviare shop-in-shop all’interno di realtà con le quali già lavoriamo (questo è stato il caso di Tsum dove abbiamo aperto un corner lo scorso anno a Mosca mentre a San Pietroburgo è previsto lo sbarco nei prossimi mesi)
Stiamo avendo dei rapporti con la Cina anche se non abbiamo piani di sviluppo imminenti; più probabile l’avvio di un corner a Hong Kong con un nostro cliente locale.

La sua è la storia di una grande famiglia di imprenditori italiani; avete mantenuto tutta la produzione nel nostro Paese?
La produzione è tutta made in Italy, ad eccezione dei camosci che sono prodotti a Bali attraverso un’azienda che lavora direttamente con noi e che, grazie ad un eccellente rapporto qualità/prezzo ci ha permesso di vendere oltre 4000 pezzi di camoscio quest’anno.

 

Intervista curata da Luca Micheletto
Fotografie di Miriam De Nicolò