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Addio a Carla Fendi, signora della Moda e della Cultura

Virginia Francesca Grassi
20 giugno 2017

Carla Fendi era malata da tempo: si è spenta ieri sera, mentre tornava nella sua residenza romana, Palazzo Ruspoli, all’età di 80 anni.

Quarta tra le cinque sorelle che, alla morte del padre, presero la guida dell’azienda di famiglia, è stata una pioniera della moda italiana e un pilastro del made in Italy. “Siamo come le cinque dita di una mano, diceva sempre nostra madre, ognuna ha la sua funzione”, amava ripetere.

Entrata a bottega dopo gli studi classici alla fine degli anni ’50, a fianco delle sorelle Paola, Anna, Franca e poi Alda, fece dapprima esperienza in vari settori nell’amministrazione, nella produzione, nella vendite e nella progettazione. Ma è soprattutto a partire dagli anni’60 che grazie a lei la casa delle F incrociate iniziò la sua internazionalizzazione e in particolare l’espansione in mercati difficili come gli USA: pur continuando a collaborare alla creazione – al fianco, tra l’altro, dell’amico Karl Lagerfeld – Carla si lancia nella Comunicazione, curando la parte di Ufficio Stampa, Pubblicità e Immagine.

Rimanendo presidente onorario del Gruppo Fendi (nel 2000 passato a Lvmh), nel 2007 dà vita alla Fondazione che porta il suo nome, impegnandosi a tempo pieno nell’attività di mecenate, con progetti che spaziano  dalla letteratura al teatro, dalla conservazione dei beni culturali all’ambiente: da sempre grande amante dell’Arte e della Cultura, lega il suo nome, insieme a quello del marito Candido Speroni, a quello del Festival dei Due Mondi e del Teatro Caio Melisso di Spoleto, oltre che dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia.

Credo molto all’importanza e al valore della bellezza come cultura e formazione – aveva raccontato nel corso di un’intervista qualche anno fa – nella mia esperienza di vita e di lavoro mi sono nutrita di bellezze estetiche, come costume ed evoluzione del sociale. Poi, questo rispetto per il bello l’ho dedicato alle bellezze artistiche che ci circondano: il bello come cultura e la cultura come linfa vitale. E come felicità, perché solleva lo spirito, è ossigeno in un mondo che ci travolge quotidianamente. Questo è il mio credo, e in questo metto tutte le mie energie“.


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