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Fashion

Addio a Laura Biagiotti, la regina del cashmere

Virginia Francesca Grassi
26 maggio 2017

Si è spenta nella notte, all’età di 73 anni, Laura Biagiotti. Il mondo della moda, ma non solo, si stringe nel dolore intorno alla figlia Lavinia, dal 2005 al timone dell’azienda insieme alla stilista.

Biagiotti era ricoverata da mercoledì sera all’ospedale Sant’Andrea di Roma, dopo essere stata colpita da un arresto cardiaco nella sua residenza di Guidonia. La notizia del decesso è arrivata con un tweet sul suo profilo ufficiale, accompagnata da un brano del Vangelo di San Giovanni scelto dalla figlia: “Nella casa del padre mio vi sono molti posti. Se no, ve lo avrei detto. Io vado a prepararvi un posto”.

Famosa e apprezzata in tutto il mondo, Laura Biagiotti aveva cominciato lavorando a bottega nell’atelier della madre, Delia Soldaini Biagiotti, collaborando poi con grandi nomi della moda italiana, come Roberto Capucci e Rocco Barocco. Nel 1972 aveva fondato l’azienda che porta il suo nome, debuttando in passerella a Firenze con una sfilata che le valse subito l’attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori. Da lì, un’ascesa verso il successo.

Portando sempre alto il nome del made in Italy e il suo amore per il Belpaese – e soprattutto per la sua città natale, Roma, a cui dedicò il suo profumo più celebre – è stata una delle poche stiliste italiane, insieme a Krizia, ad aver conquistato il mercato internazionale e ad essere riconosciuta globalmente.  Nel 1988 è stata la prima italiana a sfilare in una Pechino appena aperta all’Occidente, con trenta modelle cinesi che indossarono 150 delle sue creazioni, e poi nel 1995 al Grande Teatro del Cremlino, a Mosca.

Tanti i riconoscimenti ottenuti dalla “queen of cashmere” – così era stata definita dal New York Times nel 1991. Basti citare l’onorificenza nel 1995 di Cavaliere del Lavoro per l’alto contributo dato alla diffusione del prestigio del Made in Italy nel mondo, ma anche il francobollo dedicatole nel 2002 da Poste italiane.

Non solo moda e carriera. Biagiotti era anche una donna di cultura e un’amante dell’arte, sempre primaria fonte di ispirazione per la sua moda, che lei stessa definì “da donna per le donne“. Insieme al marito Gianni Cigna, prematuramente scomparso nel 1996, aveva dato nuova vita al castello Medievale Marco Simone di Guidonia, diventato sua dimora e quartier generale. Si impegnò poi nel restauro della scalinata del Campidoglio e delle fontane in piazza Farnese, raccogliendo inoltre per la sua Fondazione la più importante collezione di Giacomo Balla al mondo.

L’ossimoro della moda, come quello della natura, è estrarre l’eterno dall’effimero”: una massima che non solo condensa il senso della sua ricerca in più di 50 anni di carriera, ma quasi una filosofia di vita destinata a lasciare il segno.


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