Musica

Addio a Magda Oliviero: una vita per il canto

Alberto Corrado
10 settembre 2014

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Magda Olivero, scomparsa ieri a Milano all’età di 104 anni, è stata una delle più grandi cantanti-attrici del Novecento, come lei stessa si definiva, per sottolineare il rapporto fondamentale nell’opera lirica fra il canto e l’interpretazione scenica.

Donna di grande fascino, artista colta e con serissimi studi al conservatorio anche in composizione, Magda ha debuttato a soli ventitré anni alla Scala, ma poi ha avuto una carriera lunghissima.

La sua carriera comincia da bambina, a soli sei anni, quando prende lezioni di pianoforte. Sarà la sua voce potente e la sua estrema facilità nel ricordare a memoria i testi delle romanze che spingeranno i genitori a farle intraprendere la strada del canto.

Dopo i primi difficili inizi, la Olivero incontrerà il maestro giusto: Luigi Gerussi. Sotto la sua guida imparerà a gestire la voce, arrivando al debutto, a Torino, nel 1932. Dopo appena un anno, visto il suo talento, salirà sul palco più prestigioso d’Italia, quello della Scala di Milano.

Nel 1941 sposerà l’industriale italo-tedesco Aldo Busch, abbandonando per quasi un decennio le scene: riprenderà a cantare solo nel 1951 nell’opera Adriana Lecouvrer di Francesco Cilea, che per tutta la carriera rimarrà il suo cavallo di battaglia. Sarà proprio il maestro Cilea a farla tornare sulle scene. Da quel momento, il successo per lei arriverà a ogni esibizione, e sarà sempre crescente.

Il1967 è l’anno del suo debutto negli Stati Uniti, con Medea di Cherubini, ma la consacrazione a stelle e strisce avviene qualche anno dopo, nel 1971, quando canterà alla New York Philarmonic Hall ne La voce umana di Poulenc e, quattro anni dopo, quando ha già 65 anni, con la Tosca al Teatro Metropolitan di New York.

Si ritirirerà definitivamente dalla scene nel 1981 interpretando di nuovo, ma a Verona, La voce umana di Poulenc. Il suo abbandono del palcoscenico non sarà però del tutto definitivo: nel marzo del 2010, a ben 99 anni, canterà a Palazzo Cusan, nella “sua” Milano, un’aria dalla Francesca da Rimini di Zandonai, sfoderando una voce ancora grandiosa.


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