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Cinema

Addio a Michael Cimino

Giorgio Raulli
7 luglio 2016

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Scomparso lo scorso 2 luglio all’età di 77 anni, il regista Michael Cimino è stato un grande protagonista del panorama cinematografico statunitense, emblema di un’epoca hollywoodiana e simbolo perfetto di una società effimera che non si fa scrupoli nel dimenticare chi aveva acclamato fino a poco tempo prima. Laureato in Arti Grafiche, da sempre studioso ed appassionato anche di architettura e recitazione, agli inizi degli anni ’60 aveva cominciato a lavorare per la TV, realizzando molti documentari e spot pubblicitari.

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È approda ai lidi del cinema nel ’71, dapprima come co-sceneggiatore di film e dopo pochi anni è stato alla regia di Una calibro 20 per lo specialista, con Clint Eastwood (fu proprio l’attore a volerlo dietro la macchina da presa) e un giovane Jeff Bridges. Il vero successo però arrivò con Il Cacciatore (1978): al centro della pellicola c’è la relazione tra i protagonisti (tra cui Robert DeNiro, Christopher Walken e Meryl Streep), distorta dalla guerra del Vietnam, mostrando un eccezionale e vivido contrasto tra le inquietanti scene belliche e la vita quotidiana dei personaggi. Nominato a 9 statuette, vinse 5 Oscar nel ’79, tra cui quello per il Miglior film e quello per Miglior regia.

Grande successo di critica e di pubblico, Il Cacciatore consacrò Cimino nel pantheon del cinema, ma purtroppo, come spesso accade, le circostanze si rivelano avverse: il lavoro successivo del regista è il western I cancelli del cielo (1980), una grossa produzione della United Artists. Liberamente ispirato alla guerra della Contea di Johnson, il film mette in scena la lotta tra i proprietari terrieri e gli immigrati europei nel Wyoming alla fine dell’800, e vede un cast di tutto rispetto (tra cui Kris Kristofferson, Christopher Walken, John Hurt, Sam Waterston, Isabelle Huppert e Jeff Bridges); fin dall’inizio però la produzione non si dimostrava scorrevole, sia a causa delle ambizioni perfezionistiche di Cimino, che spinsero il budget a 44 milioni di dollari.

I cancelli del cielo non piacque alla critica, e soprattutto incassò meno di 3 milioni, portando così la casa di distribuzione fondata da Chaplin: il clamoroso flop stroncò di fatto la carriera di Michael Cimino, una delusione artistica che evidentemente ha acuito la sua riservatezza del regista, che ha diminuito drasticamente le sue apparizioni in pubblico, perfino durante le lavorazioni dei suoi (pochi) film del resto della sua carriera. Esponente di una corrente cinematografica chiamata “Nuova Hollywood”, in cui i registi erano anche autori ed avevano il pieno controllo sui propri lavori, un cinema di sperimentazioni e variazioni sui temi trattati fino ad allora nel cinema americano.


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