Destinazioni

Al Carnevale di Venezia con il Principe Maurice: 6 perle esclusive

Silvia Ragni
17 febbraio 2017

Con uno spettacolare opening che ha visto luci, melodie e coreografie artistiche fondersi tra aria ed acqua, l’11 febbraio Venezia ha inaugurato il Carnevale: come ogni anno, la magica suggestività di questo evento si snoda – in un turbinio di maschere e di appuntamenti – lungo tutto il corso della kermesse lagunare. Il Carnevale di Venezia e la laguna stessa, tuttavia, racchiudono un nucleo segreto che è dato di conoscere solo a pochi: è lì che la quintessenza carnevalesca si esprime allo stato puro. Aneddoti, cenni storici, itinerari e rituali inediti sono il valore aggiunto di una manifestazione che, proprio come un diamante grezzo, presenta innumerevoli sfaccettature. Siamo stati invitati ad approfondirle da un anfitrione d’ eccezione, Maurizio Agosti Montenaro Durazzi in arte Principe Maurice, icona della nightlife e Gran Cerimoniere del Carnevale Veneziano: è lui ad aprire e chiudere ufficialmente le celebrazioni, a presentare le “Marie” (dodici fanciulle selezionate per rappresentare la bellezza e la naturale eleganza delle donne della laguna) e, ancora, a presiedere la competizione finale del premio per la Maschera più Bella. Fresco di nomina come Ambasciatore del Carnevale di Venezia nel Mondo e dotato di uno charme innato, il Principe Maurice ci conduce alla scoperta di 6 esclusivissime perle veneziane.

  1. Un cenno storico a sorpresa.

Il Carnevale, antica festa pagana, è “ufficiale” da 721 anni in Laguna. Se per noi questa festa ha ormai una valenza creativa mirata all’esibizionismo, alla trasgressione ed alla vanità, in un periodo storico particolare della Serenissima (tra il XVI e XVII secolo) la maschera era diventata addirittura un obbligo sociale durante tutto l’anno di “anonimato” ed “annullamento” di qualsiasi ostentazione (in particolare per la nobiltà) voluto dal Consiglio dei Dieci, costringendo a celarsi nelle uscite private dietro a quel vero e proprio apparecchio dissimulatorio che è la “Bauta”. La sua forma, col labbro superiore così sporgente, consentiva a chi la voleva o doveva indossare di poter mangiare e bere senza mai toglierla ma camuffava anche la voce. Completata da un velo chiamato “Zendal”, dal cappello a tricorno e dal mantello “Domino” che copriva il corpo fino ai piedi, diventava il personaggio un po’ inquietante della “Larva”. Le nobildonne, così come le cortigiane (che non volevano rinunciare in privato alla loro sensualità ma ritenevano opportuno non farsi riconoscere), indossavano una piccola maschera nera – perciò chiamata “Moretta”- che non veniva legata al capo ma sostenuta sul volto trattenendo un bottone di seta tra i denti: non potevano perciò parlare e i loro tratti erano nascosti.

  1. Un concetto ispirativo e progettuale.

L’edizione 2017 della più famosa kermesse veneziana, la seconda sotto la Direzione Artistica di Marco Maccapani, è parte di un progetto dell’Amministrazione atto a promuovere le eccellenze artistiche ed artigianali tradizionali di Venezia con la riproduzione operativa – gli artigiani vi lavorano veramente – delle botteghe di tessitori, costruttori di gondole, calzaturieri, costumisti, mascherai, tagliapietra (scultori e scalpellini) e addirittura vetrai con forno per la soffiatura in pubblico in Piazza San Marco. Lo spettacolo principale, assieme alle maschere, sono loro. Tutto questo ha il nome di “Creatum” e proseguirà anche negli anni a venire. Il concetto che arricchisce questa nuova versione è quello della vanità, ovvero il “Vanity (Af)Fair”. Non solo la Fiera “commerciale”, quindi, ma anche l’”intrigo” che la città ha sempre avuto con questo fenomeno che potremmo definire “Galateo, marketing ed estetica dell’effimero”: di fatto il sottotitolo della pièce creata da me e Chiarastella Seravalle, ottima attrice ed autrice veneziana, con il supporto dei due bellissimi modelli/attori Nina Aprodu e Daniel Didonè.

  1. Un segreto luogo d’incanto

Tra le arti raffinate ormai in estinzione esiste quella dell’”impiratrice”, cioè di colei che, con ago e filo, “impira” (infila) minuscole e preziose perline di vetro di Murano costruendo pizzi, accessori, anelli, spille e piccoli copricapi con una maestria ed una pazienza inestimabili. L’ultima ha un piccolo, bellissimo laboratorio tra Campo Santo Stefano e Campo Sant’Angelo nella calle che conduce al “traghetto” della gondola che attraversa il Canal Grande per portare a San Tomà. Entrare in quel posto è fiabesco ed anche emozionante.

  1. Uno spazio inconsueto

Per chi volesse entrare (gratuitamente) in uno dei posti più antichi, belli e misteriosi di Venezia consiglio di fare un passaggio prima di tutto nella Basilica dei SS Giovanni e Paolo, vero pantheon dei Dogi e degli Eroi della Serenissima. E poi, lì di fianco, nella Scuola Grande di San Marco, ex convento e scuola dell’Ordine dei Domenicani, tenutari della basilica stessa. Dagli inizi dell’800 e tuttora è….l’Ospedale Civile! Recentemente è stata restaurata la stupenda biblioteca al piano nobile (i Domenicani hanno il carisma dello studio) e passeggiare nella parte storica (non dedicata alla degenza e cura dei malati) attraversando i suggestivi corridoi delle celle monacali, i chiostri di preghiera e le sale di convitto realizzate, affrescate e decorate dai più grandi artisti veneti è un’esperienza veramente intensa.

  1. Un angolo delle meraviglie dal sapore magico

A Venezia, se si è sensibili ed attenti, può capitare di scoprire luoghi magici e segreti. Il fotografo Attilio Bruni, girando curioso tra calli poco frequentate ne ha trovato uno veramente straordinario, quasi esoterico, e se n’è appropriato: la Porta di Attila (dove “Attila” è lui, non il famigerato re barbaro). Si tratta dell’ ingresso ormai in disuso di un piccolo palazzo in stile gotico situato in chiusura di una calle vicina a Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa. Questa semplice porta, nella sua bellezza, è vivente! L’ho verificato di persona facendo un servizio fotografico per il Bruni. Ebbene, cambia colore a seconda di chi le si avvicina come se percepisse energie e volesse adeguarsi alle nuance dominanti dei costumi dei soggetti che Attilio ritrae. La voce si è sparsa e la Porta sta già diventando meta dei veri amanti dei misteri della città.

  1. Un gran finale per pochi eletti

Proprio come in un rito pagano, gli Eletti del Carnevale – quelli che si riuniscono in Associazioni e Club esclusivi e che organizzano le più belle, eleganti e a volte trasgressive feste private nei più sontuosi ed inaccessibili Palazzi sul Canal Grande e nei rii più nascosti – si riuniscono, dopo una silenziosa e quasi mistica regata di gondole, nella piazza San Marco spettrale dell’alba del Mercoledì delle Ceneri per una danza circolare propiziatoria al ritorno, tutti insieme, al prossimo appuntamento di ciò che è per loro (e per me) qualcosa di più di un gioco superficiale, bensì una celebrazione dell’Eros e del Thanatos che sono l’Anima vera di questa città unica e fragile. I più “illuminati” si ritrovano in gramaglie alla Cena in nero (e oro zecchino), dove anche il cibo richiama il senso della fine e della “delightful decadence” di chi ha profuso fino all’ultima energia nel vortice inebriante del piacere dei sensi. Quando, almeno per pochi giorni, “licet insanire”.

 

Credist foto: Foto dalla collezione privata principe Maurice Agosti


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