Sport

Aldo Montano, Olga, un figlio e 80 anni di Olimpiadi

Riccardo Signori
8 giugno 2016

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Sbuca dalle mani di Alessandro Pesce, il fisioterapista che corre con lui. Corsa contro il tempo per rimettere in sesto il fisicone di Aldo Montano: stavolta lo ha tradito una spalla. Operata a quattro mesi dalle Olimpiadi. Montano, un cognome, una garanzia per il mondo della scherma: da 80 anni uno spadaccino di famiglia si presenta su una pedana olimpica e spesso sono stati podi. Arma prediletta la sciabola, pur con qualche variante sul tema. Cominciò nonno Aldo a Berlino 1936, Olimpiade che ha travalicato i confini dello sport. A Rio 2016 ci sarà ancora Aldo, un nome ad effetto podio. Il nipote delle mille e una dote conquistò l’oro ad Atene 2004, scalando la hit parade delle glorie di famiglia che mai, nell’individuale, era arrivata così in alto.  Poi ci sono stati due bronzi a squadre ai Giochi di Pechino 2008 e Londra 2012 e i due ori mondiali: a Catania (2011) nell’individuale e a Mosca (2015) a squadre.

Ora, a 37 anni, Aldo si gioca la quarta olimpiade. Accompagnato, nei suoi alti e bassi dovuti a problemi fisici, dal gruppo sportivo delle Fiamme azzurre, da carezze e rimbrotti familiari e da Olga Plachina, bionda e seducente quanto una modella, l’ultima fidanzata di un tipo che, nel genere, ci sa fare. Difficile passare inosservato quando hai per fidanzata Manuela Arcuri o Antonella Mosetti. Anche quelle sono medaglie!

Londra 2012 - Finale Sciabola squadre maschile

La voce di Aldo somiglia al piroettare acustico di una batteria, suonata da un batterista scatenato. E questa volta il medaglificio Montano cosa propone?
Certo, non si va a Rio per fare vacanza. Almeno spero. Vorrei fare una bella gara senza sentir dolore. Mancano solo due mesi, l’allenamento è una rincorsa: lavoro poco sulle braccia, mi sto uccidendo sulle gambe.

Passano gli anni ma i Montano….
Passano i miei anni, ma resto competitivo. Si porta a casa sempre qualcosa, sono 15 anni di nazionale tra alti e bassi. E con una storia familiare alle spalle niente facile. Tutti campioni del mondo o medaglie olimpiche. All’inizio è stato stressante. Mi dicevo: e se vado male, che figura ci faccio? Ora sono considerato alla pari: Mario Aldo, mio babbo, ha vinto due mondiali individuali, io uno. Mio nonno è arrivato a cinque, due individuali e tre a squadre.

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Però 80 anni di Montano ai Giochi olimpici è da record…
Bella storia, storia italiana: poco raccontata e non troppo compresa. Per me vale tantissimo, per gli altri un po’ meno.

Questo è un lamento?
Dico che le generazioni di oggi conoscono poco il passato e altri ricordano poco. Solo io ricordo mio nonno. Forse soltanto in Norvegia ci fu una famiglia, nella vela, con una tal dinastia, anche se non tutta diretta.

Quindi Montano andava considerato anche come portabandiera a Rio, in onore di un ottantennio?
Avrei preso in considerazione 80 anni di storia dello sport italiano. Io ho studiato la storia attraverso le Olimpiadi. Mio nonno nel 1936 conobbe Hitler e il fascismo. Nel 1948 situazione completamente diversa con il dopoguerra. Mio babbo, nel ’72, conobbe i primi atti terroristici ai Giochi. Nel 1976 i primi boicottaggi. Nel 1980 la guerra fredda tra Mosca e Stati Uniti. Poi il mio percorso dal 2004 ad oggi.

Contestiamo la Pellegrini portabandiera?
Federica è un’atleta fortissima, seria, professionale, e vincente. Ha lo stesso mio numero di Olimpiadi, ma cominciando molto più giovane. Però mi sarebbe piaciuta una piccola considerazione nei miei confronti.

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Fra l’altro rischiate di chiudere qui con il vostro guinness. Non c’è altro rampollo Montano in circolazione….
Dice che mi devo dare da fare  per un figlio? Ora sto vivendo una situazione sentimentale stabile. Potrebbe essere l’occasione giusta. Al mondiale di Mosca ho conosciuto Olga ed è scoccato l’amore. Viviamo insieme. Non ho mai dato grande continuità alle storie d’amore: ho sempre perso. Speriamo stavolta di vincere una medaglia d’oro. Ho bei ricordi, amori forti ma poi finiscono male.

Dunque un figlio?
Ecco, mi piacerebbe che l’ipotetico figlio facesse tutt’altro. Non la scherma. Mi immagino il povero disgraziato con quattro generazioni di Montano alle spalle. Io ho sofferto il carico di responsabilità, vorrei evitarglielo. Poi se sarà, sarà una gioia ugualmente. Magari si appassionerà grazie al nonno, come capitò a me. È più facile il rapporto figlio-nonno.

Attento a non passare le sue allergie al figlio. Stavolta è passato direttamente dalla festa al Quirinale, per i 70 anni della Repubblica, all’ospedale.
Ogni volta sono gran corse all’ospedale sul filo della vita. Sono allergico alla caseina prodotta dal formaggio. Ogni uno-due anni devo mettere nel conto queste rincorse disperate per salvarmi all’ultimo secondo. Mi produce uno shock anafilattico per distrazione, negligenza, superficialità.

Non sempre negligenza sua.
Appunto. Dici veleno e tutti intendono. Parli di formaggi, crostacei, uova, noccioline e nessuno capisce che parli di un potenziale killer.

Con lei basta il formaggio…
Si, certo. Così mi rifaccio con le noccioline e ne abuso.

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Quindi?
Ora vado in pubblicità: io e diversi atleti olimpici facciamo squadra con Noberasco, che produce frutta secca e disidratata, per il progetto Noberasco GO. Mi fa piacere essere legato a una azienda che porti messaggi positivi. La frutta disidratata serve anche per il recupero fisico, nel mio caso per il recupero muscolare. Poi possiamo anche parlare di concentrazione, recupero psicofisico, di una buona interpretazione alimentare.

D’accordo, ma il vero segreto del Montano duracell?
Il mio percorso non è quello del campione che vince sempre, magari troppo, e diventa perfino antipatico. E non sono neppure la Vezzali, grande vincente che si ritira da campione. Io ho avuto alti e bassi. Il segreto è quello del riprovarci sempre, tornerò anche stavolta: ancora più incazzato. Non ho mai dormito su 3-4 cuscini. Ho una storia da umano: sempre alla rincorsa.

E da umano cosa ricorda tra il bello e il brutto?
Il peggio ai mondiali di Parigi. Ero in formissima, in allenamento battevo tutti. Si comincia: primo turno alle 8 del mattino, perdo ed esco dal mondiale! Me ne sono tornato a letto, ho dormito e mi sono detto: mi sveglio e scopro che è stato un sogno, che devo ancora andare in pedana.

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Montano è atleta di sostanza o immagine?
Sostanza, sostanza. Starci per stare non mi piace. Ogni cosa andata male è una botta interiore.

Lo stile Montano?
Sono un misto tra Russia, Francia e Italia. Sono partito con Mario Curletto, il maestro italiano che ricordo con affetto. Poi l’influenza russa, aggressivo e difensivista, con Viktor Sidjak che negli anni ’70 in gara fu acerrimo rivale di mio padre. Il filone francese con  Christian Bauer, che mi ha portato a vincere le olimpiadi, a cambiare città, a vivere da solo e crescere. Infine con il maestro Giovanni Sirovich ho vinto i mondiali di Catania e quello a squadre a Mosca.

Poi c’è uno stile Montano anche fuori pedana. Tv, reality, tutto come una volta?
È servito anche quello. Ora mi sono calmato. Ho cavalcato l’onda, la gente ci conosceva soltanto vedendo le Olimpiadi. Nel 2004-2005 ci hanno scoperto anche le televisioni. L’esperienza a “Quelli che il calcio” è stata bellissima. Simona Ventura è una vera talent scout e ha dato fiducia a questo ragazzotto di Livorno. La ringrazierò sempre.

Virtus Scherma Fencing Team Unveils New Signing Aldo Montano

Livorno e quel prefisso telefonico mostrato al mondo dopo la vittoria olimpica….
E spero di scriverlo ancora. Vorrà dire che sarò sul podio. A Londra e Pechino l’avevo sulle mani. Livorno è la mia città, sono legato a tradizioni e origini, l’ho cucita addosso.

Quest’anno sarà dura per l’Italia olimpica…
Ma noi lavoriamo per le medaglie. La scherma ha sempre portato un bel contributo. E vedrete che anche stavolta  l’Italia, pur con i suoi 60 milioni di abitanti, resterà fra le prime dieci del mondo sul medagliere.

Il futuro di Montano?
Devo pensare al cantiere di famiglia. E poi a 37 anni…a cosa puntare? Olimpiadi di Tokyo, poi Roma, poi vediamo un po’…

Risata e sipario.


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