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Alessandro Michele parte dal Rinascimento per la Gucci Cruise 2018

Luca Antonio Dondi
30 maggio 2017

Con la mente – e lo sguardo – Alessandro Michele ci riporta ad una Firenze rinascimentale targata Gucci, che magicamente prende vita tra le sale della Galleria Palatina di Palazzo Pitti.

Una collezione Cruise 2018 che si rivela un altro tuffo nella storia dell’arte e dell’uomo. A ricordarci i precedenti della Maison ci pensa l’invito allo show: un baseball cap sul quale sono stampate le date delle passate presentazioni Resort a New York e Londra, insieme al ricamo personalizzato con il nome dell’invitato.

Il viaggio di Michele parte dagli inizi del XIII secolo, nell’era di quel Lorenzo de’ Medici che ha regalato a Firenze una delle sue più memorabili epoche d’oro. I celebri versi della Canzone di Bacco, scritta intorno al 1420 dal Signore di Firenze, riecheggiano tra le sale del Palazzo ricamate sulle sedute per gli ospiti: “Quant’è bella giovinezza / che si fugge tuttavia! / Chi vuole esser lieto, sia, / di doman non c’è certezza”. Sono poi i colori brillanti di Tiziano, i volti di Raffaello e i dettagli del Perugino appesi alle pareti ad ispirare la collezione, insieme all’anatomia d’antan e alle reliquie custodite al Museo La Specola.

Sontuose cappe rinascimentali, ghirlande in foglia d’oro, fermagli a forma di cetra, cascate di perle e preziosi damascati rimandano ai fasti della Florentia dei Medici, combinandosi al gusto kitsch anni Cinquanta, al pop sfrontato dei late Sixties e al mood Saturday Night Fever che ha contagiato gli anni Ottanta. Bomber in seta e pellicce, denim shorts e turbanti leopardati, blazer retro e cardigan oversize, lunghi abiti in raso e boyfriend jeans, effetto trompe l’oeil e richiami British: uomo e donna condividono capi e accessori su una passerella invasa da contaminazioni e fascino senza tempo. Le logo t-shirt accolgono i nuovi slogan che recitano i claim Guccification e Guccify Yourself, per arrivare a un auto-ironico Guccy ricamato con un filo di perle su un abito quattrocentesco. A gran voce, poi, compare l’intramontabile logo dalla doppia G: in versione glitter su calze coprenti, a mo’ di intarsio su voluminose pellicce, ricamato su completi e polo in maglia, stampato in vernice su un bomber – già iconico – con vaporose maniche a sbuffo.

I gioielli raffinati che ornano le dame dipinte da Raffaello li ritroviamo sotto forma di anelli, bracciali, choker, headband e pearl-frames che inquadrano il viso. Tra gli accessori c’è il richiamo al fascino retrò e un ritorno del marsupio, reso aristocratico dalle varianti in velluto; persino le doctor shoes vengono contagiate dalla Guccification in atto grazie all’aggiunta dell’iconico morsetto.

Il nuovo capitolo della Gucci-revolution riparte, dunque, dalla città in cui tutto ha avuto origine. Un ritorno al passato per la Maison che, sempre nella maniera più alternativa e inaspettata, trova il modo di farsi strada nel fashion world abbattendo barriere e sovvertendo le regole. Un sistema, forse, che potrebbe estendersi ad altri campi artistici e sociali per ovviare a problematiche alle quali oggi ancora non si è ancora trovata soluzione: Guccify Yourself.


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