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Interviste

L’enfant prodige Alexis Mabille per Hom

staff
13 marzo 2012

Alexis Mabille a soli 31 anni è già al top della sua carriera. Dopo aver studiato a Parigi e lavorato per 9 anni presso la Christian Dior insieme a John Galliano, realizzando le collezioni di Haute Couture, prêt-à-porter e biogiotteria, nel 2005 ha creato una collezione tutta sua, con divertenti top, pantaloni unisex e spiritosi papillons.
Lo incontriamo a Milano durante la presentazione della collezione di HOM, la celebre casa produttrice di intimo, pigiama e costumi da bagno maschili per la quale Alexis ha disegnato la collezione intimo 2012.

 

Hai cominciato con la prima sfilata in Giappone e poi ti sei recato negli Stati Uniti: qual è la differenza tra i due mercati?
Noi presentiamo le nostre collezioni a Parigi e poi giriamo il Mondo. E’ vero che la distribuzione è iniziata in Giappone, ma attualmente la direzione del marketing ha sede a Marsiglia. Il Giappone è stato comunque per noi un trampolino di lancio importantissimo, i giapponesi sono delle persone curiose che amano particolarmente la moda.

 

A tuo avviso qual è la differenza tra questi mercati: Francia, Giappone e Stati Uniti?
Dipende sempre dal tipo di prodotto che vogliamo prendere in esame, ma credo che la Francia sia la più tradizionalista e borghese. In Giappone, invece, vi sono dei conservatori ma la gente tende ad essere più curiosa e accoglie le novità con entusiasmo. Negli Stati Uniti, infine, è tutto completamente diverso: fatta eccezione per alcune boutiques con un tipo di clientela più aperta e interessata, che accetta di buon grado anche articoli divertenti e spiritosi, il mercato in generale è decisamente più cauto rispetto alle innovazioni.

 

Qual è il mercato più divertente?
In realtà la cosa divertente è creare delle collezioni che, una volta presentate in boutique, piacciano ed incontrino il gusto del pubblico. Ma è divertente anche mettere da parte la nazionalità ed avere uno spirito ed un respiro internazionale. E’ normale comunque che vi siano parti della collezione che vengono maggiormente capite ed apprezzate in un Paese piuttosto che in un altro.

 

E’ la tua prima volta in Italia?
No, non è la prima volta. Oggi poi, grazie ai siti Internet, la distribuzione è diventata globale e assolutamente internazionale. Si possono ordinare dei prodotti su siti francesi o inglesi, e riceverli comodamente in Italia, o comprarli in Giappone e farli arrivare negli Stati Uniti: al giorno d’oggi è facile acquistare tutto in ogni parte del Mondo, e questo diventa un punto di forza per la vendita delle collezioni maschili.

 

Perché ti sei dedicato alla moda maschile?
Sono un ragazzo, quindi disegno collezioni pensando alla mia vita, al mio quotidiano, assecondando sempre i miei gusti. Le mie prime collezioni erano unisex, un mix di basic, outfit da lavoro e craftmanshift, prese a prestito dal guardaroba maschile, mescolate e rivisitate nelle forme e nei colori, combinate e mutuate dal guardaroba femminile. Attualmente ho sviluppato diversi temi delle mie collezioni, ma resta sempre un lato unisex per me estremamente interessante e soprattutto divertente.

 

Nel backstage della sfilata dell’ultima collezione ho visto delle foto dei Beatles, come mai?
Ogni collezione è il risultato di molte vibrazioni ed atmosfere diverse, per esempio avevamo anche foto di donne per ispirarci al trucco e al mood che le modelle avrebbero dovuto interpretare. Dipende: la fantasia corre sempre.

 

Sei uno stilista orientato sia maschile che al femminile: quali sono le tre cose che bisognerebbe necessariamente avere nel proprio guardaroba?
Io direi: un cardigan, capo che io amo e che stranamente oggi non indosso; uno smoking, che risolve sempre ogni situazione; e poi delle spille. I ragazzi perdono sempre i bottoni e io li sostituisco con delle spille. Le spille non sono solo per le vecchie signore! Sono oggetti obbligatori: la mattina ti lavi i denti e ne applichi una su ciò che indossi! E’ come una crema da giorno, un distintivo personale.

 

Fate delle sfilate a Milano?
No, perché sfiliamo a Parigi. Se sfilassimo anche a Milano non potremmo concentrarci degnamente su Parigi.

 

Come mai non è possibile sfilare sia a Milano che a Parigi?
Volendo si potrebbero fare delle sfilate commerciali o degli eventi, ma in realtà al momento non ne abbiamo il tempo. E poi abbiamo uno stretto rapporto di fiducia con la Fédération Française de la Couture, e quindi non possiamo andare a presentare le collezioni in un altro Paese. E’ anche un accordo di tipo economico, noi siamo – in un certo senso – parte del loro patrimonio.

 

Emanuela Beretta