Motori

Alfa 4C: splendido ritorno alle origini

Davide Stefano
8 ottobre 2013

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Dopo molti anni, la “Casa del Biscione” torna a proporre una vettura nuda e crudelmente sportiva: la 4C è una coupé a due posti, con motore centale (un potente 1.8 turbo da circa 250 cavalli) e un raffinato e leggero telaio in fibra di carbonio abbinato ad un cambio automatico-sequenziale a doppia frizione.

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Sin da piccolo la mia passione per le auto è nata per due motivi: in primo luogo grazie alla testimonianza di mio padre, che incarnava la vera passione per la guida sportiva, ma poi soprattutto per il piacere intrinseco di guida e per l’attrazione quasi maniacale verso i motori. L’Alfa ha avuto un ruolo centrale in questo percorso. Sentire il motore Busso di mio padre gridare era per me una sinfonia; i vari allestimenti Quadrifoglio oro, verde, la trazione posteriore, il frontale da vera dura unita alla morbidezza delle curve generavano un sogno stupendo. Tale sarebbe ora poter tornare a vedere quelle Alfa e forse con la nuova 4C ci troviamo di fronte ad una luce che porta fuori dal tunnel.

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Ma ora parliamo un po’ di questa piccola supercar che si guida come se fosse una Mito con i controlli attivati. Il selettore del Dna prevede, naturalmente, anche la modalità Dynamic, che regala il giusto compromesso tra sicurezza e guida emozionante, tenendo sotto controllo la trazione attraverso l’ASR, che agisce esclusivamente sui freni e non taglia la potenza del motore. Ancora più moderato diventa il comportamento della 4C in modalità Natural, adatta alla guida in città, dove si può usare anche il cambio con funzionamento automatico.

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Infine è prevista la modalità All-Weather, che assicura protezione su percorsi difficili, come quelli innevati dell’inverno. Inutile dire che la “vera” 4C è quella che si guida in Race, e con l’opzione scarico libero, che regala il fascino del mitico “rombo Alfa”, sia pure a svantaggio del comfort di marcia. Chi vuole, comunque, può richiedere la versione con silenziatore.
Esternamente l’auto è piccola ma molto vistosa. Le forme sono quelle di una supercar bassa, compatta, aggressiva, con motore in posizione posteriore/centrale, che spunta dal cupolino in plexiglass. L’areodinamica è stata studiate a lungo in galleria del vento: esclude appendici vistose e privilegia la sintesi di forma e funzione, tanto da consentire – secondo le informazioni fornite dai progettisti – un carico verticale pari a quello che assicurerebbe un alettone. Belli, ancorché datati, i cerchi da 17” (o anche da 18”), mentre stonano un po’ i fari privi di carenatura e la mancanza di un alloggiamento per la targa davanti.

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La trazione è sulle ruote posteriori da vera purosangue Alfa. Lo stile è chiaramente ispirato alle Alfa del passato, in particolare alla mitica 33 Stradale degli anni ’60, mentre le soluzioni più avanzate sono mirate all’affinamento aerodinamico e, soprattutto, alla leggerezza. Nessuno spreco per la motorizzazione: è stato sviluppato il 4 cilindri turbo della Giulietta Quadrifoglio Verde portando la potenza a 240 cavalli. Il risultato è una autentica coupè sportiva, dotata di due posti secchi, acquistabile ad un prezzo non proibitivo: tra 54.300 e 60.000 euro.

Davide Stefano


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