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Per il mondo con Ginevra

Alla ricerca dei Silver Back

Ginevra Rossini
12 marzo 2012

E’ difficile mettere nero su bianco quello che il cuore e la mente ti suggeriscono. Ma rivedendo le foto dei miei viaggi vengo animata da un torrente di ricordi, che mi travolge ed è capace di riportarmi in quei luoghi a me tanto cari.
Gli scatti ai gorilla di montagna, in particolare, sono sicuramente quelli più emozionanti. Quegli occhi che ti scrutano dalla foresta, quei volti così umani, quelle zampe che sono mani. E poi i rumori che si sentono nella nebbia mattutina, gli odori nella boscaglia, i colori della natura. Tutti sensi sono coinvolti e sembra di essere tornati indietro nel tempo. Non ti senti più una semplice turista, bensì un’esploratrice in una terra sconosciuta, popolata da esseri misteriosi e tutta da scoprire.
Da Khigali, la caotica capitale del Rwanda, partono le spedizioni per la valle dei vulcani alla ricerca dei “Silver back”; così infatti vengono chiamati i maschi adulti di questa specie, proprio per il colore argenteo della loro schiena.
Dopo più di tre ore di auto, risalendo le colline ai piedi dei monti Virunga, una successione di sette vulcani – il più alto dei quali raggiunge i 4500 metri -, si arriva al parco nazionale dei gorilla di montagna (Parc National des Volcans), al confine con lo Zaire e l’Uganda. Si trascorre una notte in un lodge ben attrezzato e, all’alba, scortati da guardie armate, si inizia la marcia verso la giungla. Con mio grande stupore ho appreso che le guardie avrebbero dovuto proteggerci non dai gorilla ma dai guerriglieri armati che pattugliano il confine con l’Uganda: questo, solo uno degli sfortunati effetti lasciati dalla guerra, brutale e sanguinosa, che per anni ha macchiato l’incanto di questo Paese.
Attraversati i villaggi e i campi alle pendici dei monti ci siamo inerpicati sulle colline; senza accorgercene abbiamo camminato per ore, addentrandoci sempre più nella foresta vergine, tra la sua natura lussureggiante e le vedute mozzafiato.
Ma alla fine eccoli! Primo fra tutti, un possente maschio che ci ha fissato negli occhi per alcuni interminabili secondi. Le guardie si sono fatte riconoscere da lui emettendo degli strani suoni somiglianti a grugniti. Una volta rassicurato, il capo branco ci ha permesso di avvicinarci al resto del gruppo. Ho osservato l’intimità familiare, quasi umana, di questi maestosi animali: diverse femmine mangiavano rami, altre bevevano dalle  foglie e alcuni cuccioli  giocavano dondolandosi sulle liane. E così l’atmosfera è diventata irreale, sembrava svolgersi tutto al rallentatore. Non ero più io, mi pareva di essere diventata una di loro!
Nonostante la mia irresistibile voglia di mescolarmi il più possibile a queste creature straordinarie, dovevo stare ben attenta a non sfiorare i cuccioli che tentavano di avvicinarsi a me: non volevo assolutamente trasmettere loro eventuali malattie; infatti, un nostro semplice raffreddore avrebbe potuto essere fatale.
A malincuore dopo poco più di un’ora abbiamo dovuto separarci; il nostro tempo di permanenza con loro non poteva essere molto lungo, per non abituarli troppo alla presenza degli esseri umani.
Un’esperienza a dir poco memorabile. Grazie allo sviluppo di queste iniziative turistiche, la sensibilizzazione nei confronti dei gorilla, minacciati da un serio pericolo di estinzione, sta aumentando sempre più e le autorità governative locali si stanno impegnando notevolmente per la tutela di questi ultimi meravigliosi esseri. Si stima che negli ultimi sette anni, secondo un censimento fatto nel 2010, la popolazione dei gorilla del Rwanda sia aumentata del 26%.
Finalmente una bella notizia. Speriamo che la sensibilità verso tutte le specie di animali a rischio continui a crescere sempre di più!

 

Ginevra Rossini