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Fotografia

Alla ricerca del tempo perduto con Hiroshi Sugimoto

Alberto Pelucco
4 giugno 2014
S.C Johnson Building 2001  Gelatin silver print cm 149 X 119.5

S.C Johnson Building
2001
Gelatin silver print
cm 149 X 119.5

“Il mio intento è rendere visibile attraverso la fotografia una fase antichissima della memoria umana, memoria dell’umanità nel suo complesso, sia essa memoria individuale, culturale o collettiva: si tratta di ritornare al passato e ricordarsi da dove veniamo e come ci siamo sviluppati”.

Ecco, a grandi linee, la poetica del grande fotografo giapponese Hiroshi Sugimoto, autore della mostra fotografica “Modern Times” allestita a Palazzetto Tito di Venezia.
Il tempo e il suo rapporto con gli esseri umani sono protagonisti di una riflessione basata su immagini sfuocate di capolavori dell’architettura, quali il Johnson Wax Building di Frank Lloyd Wright, la Torre Einstein di Erich Mendelsohn, il monumento ai Caduti di Antonio Sant’Elia, la Serpentine Gallery di Londra e il Museum of Modern Art di New York.

Einstein Tower 2000 Gelatin silver print cm 149 X 119.5

Einstein Tower
2000
Gelatin silver print
cm 149 X 119.5

Le immagini si presentano in bianco e nero, prive di contorni nitidi, dove gli edifici sembrano emergere a fatica dalle opache nebbie dell’oblio. In altre parole, quella rappresentata da un concettualista come Sugimoto altro non è che l’immaginazione umana e il modo in cui essa dà vita alle forme e alle cose.
Diversi sono i motivi di questa tecnica singolare, basata su interminabili tempi espositivi e punti di vista inconsueti delle foto.
In primo luogo, per Sugimoto queste non sono immagini oggettive, ma mentali, che diventano cioè reali solo se si conservano nella memoria. Fedele anche al buddhismo giapponese, dove essere e apparire sono due concetti fondamentali, Sugimoto è convinto che realtà non sempre corrisponda a nitidezza dell’immagine. Spesso sono molto più reali quei soggetti cui tempo addietro abbiamo riservato solo una fugace occhiata e che ora sono solo sbiaditi ricordi, pronti tuttavia a ripresentarsi. Infatti, secondo il fotografo, i ricordi, anche se sbiaditi, costituiscono la parte più importante del nostro essere. Basti pensare a tutti gli strumenti che l’uomo ha inventato per controllare il tempo e impedire alla propria storia di scomparire, come orologi, calendari e statue. La stessa parola “monumento” presenta la stessa radice di “memoria” e di “mente”, in riferimento a qualcosa che si pensa ed esiste solo se ricordato.
Evidente è anche l’influenza del minimalismo estremo, che ritroviamo nelle immagini prive di esseri viventi e ambientate in scarni paesaggi, dall’orizzonte quasi indefinito.

Sant’Elia Monument  1998  Gelatin silver print cm. 149 X 119.5

Sant’Elia Monument
1998
Gelatin silver print
cm. 149 X 119.5

Ecco dunque che la fotografia, nata nel secondo Ottocento per garantire una riproduzione più dettagliata del reale, non è più vincolata alla mera riproduzione di esso, ma supera i suoi limiti per catturarlo e riviverlo, come una sorta di macchina del tempo.
Attraverso queste immagini suggestive, anche noi possiamo guardare il mondo allo stesso modo di Sugimoto, ai cui occhi nudi, da oltre trent’anni, il mondo si palesa come dietro a un obiettivo.

Alberto Pelucco

Hiroshi Sugimoto – Modern Times
dal 5 giugno al 12 ottobre 2014
Palazzetto Tito Dorsoduro 2826, Venezia
Orari:
da mercoledì a domenica: 10.30 – 17.30
Ingresso:
Intero 5 euro, ridotto 3 euro
Informazioni:
Web: www.bevilacqualamasa.it
Mail: info@bevilacqualamasa.it
Tel: +39 041 5207797


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