Fotografia

Alla scoperta delle metropoli con Francesco Vitali

Alberto Pelucco
9 ottobre 2013

Donald Fleet in Chicagoland 2

Un labirintico caleidoscopio di colori. Così ci appaiono gli scatti di Francesco Vitali, esposti alla mostra “Spazi Urbani e Labirinti Visivi” nella galleria “Il Castello” di Milano, a cura di Roberto Mutti e con la direzione creativa di Elisa Ajelli.
Protagoniste della mostra sono le città con le loro infrastrutture, analizzate però da una prospettiva diversa, lontana dalle inquadrature tradizionali. Un effetto quasi in 3D avvolge New York, Milano, Tel Aviv, Gerusalemme, Acri, Barcellona, San Francisco e Chicago e le proietta in una dimensione fuori dal tempo e dallo spazio. La metropoli non si risolve più nella, sovente asettica, contemplazione di un monumento o di una strada affollata. L’artista si concentra su un soggetto qualsiasi, quale può essere ad esempio una stazione ferroviaria, e lo trasforma, con un sapiente gioco di inquadrature. Ecco dunque che la nostra stazione si sdoppia, si riflette in un immaginario specchio collocato sul pavimento. In poche parole, esce dal suo consueto contesto spazio-temporale, così da perdere il suo significato e acquisirne uno nuovo.

The Red Thread

Ad esserne colpito è l’inconscio dell’osservatore, chiamato a decifrare quello che si trova davanti in base agli unici elementi a disposizione, come colori, righe curve, geometrie e frattali. Questi a loro volta suggeriscono nuovi accostamenti. Al verde per esempio si accompagna la natura, alle righe curve la profondità, alle forme cubiche le case e così via. La realtà scomposta, grazie all’inconscio, acquista una nuova forma. La città non è più un rumoroso e caotico luogo di traffico, sovraffollamento, edilizia soffocante, ma uno spazio dove natura e impronta umana, presente e passato, tradizione e innovazione si integrano e si fondono.
Se nella fotografia urbana tradizionale il ponte, il museo ed il monumento erano il punto di arrivo del processo artistico, qui sono il punto di partenza.

Weaving freedom 2

Quasi sospesi per aria, in un’atmosfera avulsa dal tempo e dallo spazio, quella stazione ferroviaria è presa, scomposta e disgregata nei suoi elementi fondamentali, che l’inconscio provvede poi a riaggregare, per dare vita sempre alla stessa immagine, facilmente interpretabile grazie alle evocazioni ed associazioni con quanto già siamo abituati a conoscere.
Lo stesso procedimento, questo, seguito dagli avanguardisti di inizio Novecento, Surrealisti e Dadaisti in primis. Costoro erano attratti non da forme artistiche diverse, ma da un modo diverso di fare arte, basato su schemi anticonvenzionali e fuori dal quotidiano. In questo furono aiutati dai progressi che in quel periodo andavano conseguendo le nuove scienze, come la sociologia o la psicologia. Delusi dall’accademismo della tradizione, questi artisti cercavano nuove strade per leggere la realtà che li circondava, ma con chiavi diverse. Per Dalì era il sogno, per Vitali è la città, vista non come dato di fatto, ma nei singoli elementi che ne costituiscono l’ossatura: cioè i cittadini, gli unici a dare vita – e colore – alle metropoli.

Alberto Pelucco

“Spazi Urbani e Labirinti Visivi” a cura di Roberto Mutti e con la direzione creativa di Elisa Ajelli
Dal 9 ottobre al 30 novembre 2013
Galleria d’arte moderna “Il Castello”
Via Brera, 16 – 20121 Milano
Orari:
Da martedì a sabato 11 – 13, 30 e 15 – 19
lunedì 15 – 19
Info:
Web: www.ilcastelloarte.it
Tel.: +39 02 862913


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