Fotografia

Alle origini della fotografia con Felix Nadar

Alberto Pelucco
25 luglio 2013

E.Legouvè

“Non esiste la fotografia artistica. Nella fotografia esistono, come in tutte le cose, delle persone che sanno vedere e altre che non sanno nemmeno guardare”.
Così era solito dire Felix Nadar, protagonista della mostra “Atelier Nadar”, allestita alla Galleria Ca’ di Fra’ di Milano.
Parigino classe 1820, Gaspard-Fèlix Tournachon, detto Nadar, era sempre in cerca di nuovi interessi, come dimostrano le diverse professioni di pittore, giornalista, caricaturista, scrittore e soprattutto fotografo.
Come non capirlo? Il Positivismo stava attraversando l’Europa e una delle scoperte tecniche e industriali fu il dagherrotipo, il primo procedimento per lo sviluppo di immagini. Ricavato da una lastra di rame rivestita di uno strato d’argento che reagiva ai vapori di mercurio, il metodo fu elaborato a fine anni Venti dal chimico Louis Daguerre e da Joseph Nicéphore Niépce, autore nel 1826 della prima fotografia.

Viollet-Le-Duc

All’epoca Fèlix studiava medicina e probabilmente questo fatto determinò il suo interesse per il carattere delle persone. Le sue fotografie – quasi tutti ritratti, per lo più di amici letterati, tra cui Victor Hugo, Charles Baudelaire, Gioacchino Rossini, Eugène Delacroix, Eugène Scribe, Eugène Emmanuel Viollet-le-Duc, Ernest Legouvé – rivelano la personalità dei modelli. Un esempio? Le rughe sotto gli occhi di Scribe, frutto dell’incredibile mole di lavoro cui era sottoposto uno dei più prolifici scrittori e librettisti d’opera francesi. Una fatica svelata anche dalla mano che sostiene la testa, in uno dei rari momenti di riposo. E che dire dello sguardo teso, riflesso di un animo contrastato, dell’architetto e teorico dell’arte Viollet-le-Duc, per cui “restaurare una costruzione, non è mantenerla, ripararla o rifarla, è ristabilirla in uno stato completo che può non essere mai esistito fino a quel momento”.
Tutta un’altra cosa invece l’aspetto rilassato dello scrittore e drammaturgo Legouvé, derivante forse dalla sua passione per la letteratura, che fece di lui un conferenziere interessato a temi molto moderni, quali i diritti delle donne e la formazione dei bambini.

Eugene Scribe

La tecnica era sempre la stessa: i soggetti su sfondi lisci costituiti da una tela di colore neutro, illuminata da una luce elettrica modulata con quella naturale, per ottenere suggestivi passaggi di tono, ogni accessorio dell’abbigliamento posizionato per dare risalto al tutto.
Dettagli, questi, che furono alla radice del successo del fotografo, subito ribattezzato “Tiziano della fotografia”, che nel 1860 aprirà il celebre studio in Boulevard des Capucines, futuro luogo d’incontro di artisti e letterati, nonché sede nel 1874 della prima mostra impressionista, a poca distanza dal luogo dove si sarebbe svolta, nel 1895, la prima proiezione cinematografica dei fratelli Lumière.
Molti altri sono gli aneddoti della vita di uno dei più grandi e fecondi ingegni della Storia, tra i più sensibili alle potenzialità della fotografia, al punto da realizzare le prime interviste fotografiche e le prime vedute aeree di una città a bordo di un pallone aerostatico.

Alberto Pelucco

“Atelier Nadar”
Galleria Ca’ di Fra’, via Carlo Farini, 2 – Milano
23 maggio – 26 luglio 2013
 Tel.: 02 29002108
Lunedì – Venerdì 10.00 – 13.00 / 15.00 – 19.00

Sabato solo per appuntamento

Ingresso libero


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