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Alle prese con la Conscious Collection

staff
17 aprile 2011


Finalmente giovedì il gran giorno è giunto: la Conscious Collection, linea che ha come intento quello di creare indumenti eco-sostenibili, riciclando tessuti di abiti vecchi per crearne nuovi ed usando cotone bio, ha debuttato nei punti vendita H&M.
Dal momento in cui sono iniziate a circolare le prime immagini di questa collezione sono rimasta incantata dagli abiti leggeri, dai colori delicati in cui predomina il bianco, per me candido compagno nella calura estiva della mia aspra Liguria, dall’abbondanza di pizzi, ricami, tessuti traforati.
Altro fattore interessante della Conscious, come fu per la Garden la scorsa primavera, sono i prezzi decisamente contenuti: il capo più costoso non supera i cinquanta euro, elemento positivo se si tiene conto, e non credo sia opinione solo mia, di come queste catene low cost abbiano incrementato i prezzi senza purtroppo aumentare la qualità, anzi.
Da mesi fantasticavo sui deliziosi abitini, alternando momenti onirici, in cui immaginavo le mie scelte, come le avrei poi abbinate, vedendomi, tutta in bianco, correre sulla spiaggia con un bel cappello di paglia, a momenti di sconforto, già sofferente per i capi a cui avrei dovuto rinunciare.
Quando nella pagina dedicata alla descrizione della linea www.hmconsciouscollection.com, ho notato che molti erano di poliestere riciclato, mi son sentita sollevata perché la mia scelta si sarebbe così indirizzata da sé verso quelli di cotone biologico, una sorta di selezione naturale quindi, senza troppi patimenti; mi sono concessa il lusso di poter infrangere una delle mie regole d’oro, e cioè quella di cercare di non indossare poliestere, se un vestitino fosse stato così bello da entrare nella sfera degli irrinunciabili, quindi non sottoponbili a legge alcuna.
Così giovedì sono andata a Nizza, e quando alle dieci hanno alzato le serrande, mi sono avventurata in quel mondo bianco e candido. Impressioni a caldo? Mentirei dicendo di essere rimasta particolarmente delusa dalla collezione, semplicemente perché, nonostante i vagheggi che hanno riempito le mie ore perse, le aspettative concrete erano molto terra a terra; del resto, dopo la “modastrofe” della Lanvin per H&M, non potevano essere altrimenti.
Diciamo che speravo di venire piacevolmente sorpresa, ma nessun abito di poliestere mi ha fatto venir voglia di infrangere la regola.
Mentre mi aggiravo tra appendini e pile di vestiti, ringraziavo qualche entità superiore per non aver permesso di poter comprare questa collezione in internet: avrei commesso sicuramente uno scempio. Tutto senza arte né parte.
Tra fili penzolanti, cuciture storte, difetti di forma, tessuti urticanti e pericolosamente incendiabili, cotoni così sottili da essere imbarazzanti, e non certo per la trasparenza, sono riuscita ad impossessarmi degli abiti che più avevano stimolato le mie fantasie e dei quali sono molto soddisfatta.
In mezzo a tutto quel simil pizzo sangallo, cotone ricamato ed uncinetti, non mi sono accorta, fino a quando sono arrivata a casa, che ben due dei miei acquisti non appartengono assolutamente alla Conscious Collection ma sono capi della linea normale. A volte le scelte inconsce parlano a voce più alta di quelle consce.

 

Torquemood