Food

Altro che Russia. Il caviale è un affare tutto italiano

Virginia Francesca Grassi
31 ottobre 2017

Il caviale? Una leccornia 100% Made in Italy.

Parlando del pregiato oro nero la mente viaggia subito verso mete lontane, tra Russia e Nord Europa. Ci si figura sfarzosi banchetti alla corte degli zar e party a tutte bollicine animati da tycoon e star hollywoodiane.

Se è vero che notoriamente le uova dello storione sono un ingrediente prezioso e di certo non per tutti i palati, è d’altra parte doveroso sfatare qualche mito. A partire dalla sua provenienza: forse infatti non tutti sanno che in realtà è l’Italia ad essere il primo produttore di caviale al mondo.

Un retaggio che viene da lontano: già nel ‘400 la Serenissima Repubblica di Venezia importava e distribuiva il caviale – proveniente però dal mar Nero – sui mercati esteri; oggi è invece Calvisius, il food brand creato da Agroittica Lombarda, a raccoglierne il testimone, conquistando il podio come primo produttore mondiale, con 28 tonnellate annue sulle 40 totali provenienti dal nostro Paese.

Le preziose uova di storione provengono al 100% da allevamenti lombardi – la sede storica di Calvisano (Brescia) e quella di Pavia – che vengono poi distribuite in tutto il mondo: Stati Uniti e Francia in testa, come primi mercati di destinazione dopo il Bel Paese. L’azienda – fondata nel 1978 inizialmente come vivaio per le anguille, ben presto riconvertito – è conosciuta in tutto il mondo per il suo brand, top di gamma, Calvisius Caviar.

Oggi – ha raccontato durante un’intervista Stefano Bottoli, direttore commerciale di Calvisius – il nostro prodotto è riconosciuto come uno dei migliori a livello qualitativo. Poiché noi italiani abbiamo nel dna il buon gusto, non soltanto in materia di cibo, mi pare corretto che una delle referenze più importanti al mondo in materia di food abbia trovato la sua collocazione nel territorio italiano”.

Un’altra eccellenza italiana del lusso, dunque, che al pari di moda e del design, fa parlare di sé in tutto il mondo: merito della raffinatezza delle materie prime, certo, ma anche di una tradizione che possiamo definire artigiana – quella dei maestri salatori –, unita a tecniche e know how d’avanguardia. Senza contare lo zampino stellato dei grandi chef dello stivale che hanno scelto Calvisius per le loro ricette. Qualche nome? Massimo Bottura de L’Osteria Francescana o Heinz Beck de La Pergola.

Con buona pace degli zar.

 

 

 


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