Letteratura

Amanti, suocere, figli e visoni: tornano “le donne” di Franca Valeri

staff
17 giugno 2012

Sono passati cinquantadue anni da quando Longanesi pubblicò per la prima volta “Le donne” di Franca Valeri. Una raccolta di scritti, brandelli di lettere e telefonate che l’attrice milanese restituisce come spassosi frammenti di una femminilità sarcastica, perfida, altezzosa, comunque estremamente divertente. Del resto, il talento ironico della Valeri è garanzia.
In mezzo secolo, però, anche se le donne sono sempre le stesse – nel bene e nel male – cambiano i mezzi di comunicazione, e il catalogo comico della femminilità si deve aggiornare. Per l’edizione pubblicata da Einaudi, Franca Valeri ha creato così una nuova versione di “Le donne”, ampliata con delle sezioni che registrino la diffusione di sms e posta elettronica.
L’umorismo della Valeri si insinua nei discorsi delle composte borghesi anni Cinquanta demolendoli dall’interno, li fa crollare in un crescendo di risate; impossibile non immaginare tante Sore Ciacioni con la penna in pugno o la cornetta in mano. Irresistibile già la prima apparizione, “l’amichetta” capace di chiedere sfacciatamente i più seccanti favori all’amica d’infanzia che le cura i bambini e le presta, inconsapevole, il marito. Oppure la ex mannequin, vittima di un compagno conte e della sua ossessione per il comportamento socialmente accettabile, che le impedisce ogni slancio sincero e insiste per mettere al povero nipotino il nome di Ascolo.  E come dimenticare la moglie tradita, che per lettera si dimostra una signora compita e dignitosa, ma a parole cade nel peggiore (o nel migliore) turpiloquio?
La distanza temporale si avverte leggermente, come una nota dissonante che rivela specularmente la straordinaria attualità del testo, divertente e brillante come lo era cinquant’anni fa. A stonare non è affatto la  riproposizione di questo grande libro, quanto forse proprio le aggiunte finali: i messaggini e le e-mail che chiudono il volume sono sempre divertenti, ma paiono meno convinti e più pensosi.
Scarsa vigorosità o scelta di stile? Che la Valeri non si fidi eccessivamente dei nuovi mezzi è un dato certo, ed emerge chiaramente proprio dalle parole dei suoi personaggi: “I polpastrelli di chi digita un testo, sia sms che un pezzo di ogni genere e lunghezza, si muovono veloci e sicuri. Li guardo e mi chiedo: non hanno dubbi? È così chiaro il messaggio? Questo mezzo ha semplificato miracolosamente la comunicazione o ristretto fatalmente il lavorio del pensiero?”
Compito finale delle donne della Valeri, quello di far riflettere tra le risate: “si perde l’uso della mano, non ci eravamo mai accorti di quanto pesano le penne”.

 

Maria Stella Gariboldi


“Le donne”, Franca Valeri, Einaudi, pp. 160


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