Letteratura

Amore e morte recitano nel dramma dell’incomunicabilità. Intervista a Maria Pia Ammirati

staff
1 settembre 2011


A un anno dalla sua pubblicazione, riscopriamo con piacere il romanzo “Se tu fossi qui” di Maria Pia Ammirati. La sua profondità unita alla semplicità di uno stile chiaro e diretto hanno meritato all’autrice la nomina tra i finalisti del premio Campiello (la serata conclusiva di premiazione si terrà il prossimo 3 settembre al Gran Teatro la Fenice di Venezia).
Dopo il romanzo d’esordio “I cani portano via le donne sole” e “Un caldo pomeriggio d’estate” (vincitore nel 2005 del premio Grinzane Cavour), Maria Pia Ammirati indaga una argomento originale, la vedovanza al maschile.
La vita di Matteo viene improvvisamente destabilizzata dalla morte di Luisa, sua moglie; rimasto solo con due bambine, l’uomo cerca di sopravvivere smarrito tra le macerie di un amore, di un matrimonio, di una famiglia spazzati via dal destino tragico che permette l’inspiegabile morte di una donna a trentasei anni. Estraniato dalla realtà, stupito e infastidito da tutte le piccole azioni e decisioni che il rituale funebre richiede, Matteo cerca la presenza di Luisa nelle cose ancora calde del suo ricordo e della sua presenza: il cellulare, i suoi vestiti, vecchie lettere. La figura che va ricomponendosi non è però quella che Matteo ha sempre immaginato. L’ipotesi che Luisa sia stata uccisa da un tumore si materializza senza che lei, forse consapevole, ne abbia mai parlato; il telefonino della donna inizia a squillare a tutte le ore, un uomo che non sa della sua scomparsa la cerca disperato. E nella mente di Matteo si affollano strazianti interrogativi cui solo Luisa avrebbe potuto rispondere, se fosse ancora qui.
Con “Se tu fossi qui” l’autrice tenta un’impresa impegnativa: raccontare l’amore e la morte in termini originali, suggerendo riflessioni sul rapporto di coppia e addentrandosi con finezza nei labirinto comunicativo in cui un uomo e una donna si sono persi senza saperlo.
Per comprendere più a fondo le suggestioni e i temi sollevati da questo romanzo forte e allo stesso tempo delicato, siamo andato a parlarne direttamente con Maria Pia Ammirati. Ed ecco le riflessioni che lei stessa ci ha proposto:

 

D: Una delle cose che colpiscono del suo romanzo è la scelta di dare voce a un narratore maschile e l’acutezza con la quale lo ha fatto. Cosa ha determinato la sua scelta, e come è stato immedesimarsi in un personaggio del sesso opposto?
R: Non ho avuto alcun problema a calarmi nei panni di un uomo, anzi c’è stata un’immedesimazione con il protagonista, che mi ha messo in condizione di partecipare ai suoi sentimenti. Ho scelto un uomo perché secondo me rappresenta con più potenza i sentimenti.

 

D: Matteo soffre per il peso dell’incomunicabilità che lo ha allontanato da sua moglie, eppure le sue scoperte non mutano i suoi sentimenti, nemmeno dopo una separazione così definitiva. L’amore di Matteo è forse più forte dei segreti di Luisa? O è piuttosto dalla nuova consapevolezza che può sorgere un amore rigenerato?
R: È una lettura originale la sua, è probabile che Matteo sia un uomo che con la morte scopra e impari a capire l’amore, cosa che apparentemente non era stato capace di fare durante la vita di coppia. È come se la scomparsa della moglie riattivasse i sentimenti sopiti e nascosti.

 

D: Luisa è un personaggio importante e sempre presente, nonostante la sua assenza fisica: il viaggio di Matteo attraverso i suoi segreti non sembra però cercare soltanto lei. Il marito può scoprire molto anche di sé, frugando tra i cassetti di sua moglie?
R: Questo è un romanzo di scoperta/e, un romanzo dove la storia svela lentamente le verità sepolte. Credo che alla base ci sia la necessità di far giustizia di troppe falsificazioni che opprimono tutti noi.

 

D: La narrazione insiste molto sulla descrizione di particolari del rituale funebre, del confronto con la morte, ospite sgradito e del tutto inatteso. Dettagli anche disturbanti, hanno a che fare con un argomento proibito. Crede che la morte sia stata e continui a essere una faccenda indicibile?
R: La morte è ancora considerata un tabù e la nostra società tende a nasconderla o a rimuoverla prima possibile. La morte si allontana e non si affronta perché ci fa paura e non la dominiamo, direi che spesso ne siamo ancora dominati.

 

D: Infine, i nostri complimenti per essere stata selezionata tra i finalisti del Premio Campiello. Lei del resto non è nuova a onori di questo tipo: alla luce della sua esperienza, che ruolo ritiene i premi letterari abbiano all’interno del panorama e del mercato editoriale italiano?
R: Io dico, e non provocatoriamente, che i premi sono necessari. In un mondo in cui i libri sono troppi di fronte all’esiguità dei lettori i premi mettono in luce i migliori testi e fanno promozione. E poi ci sono grandi premi come il Campiello, una vera e propria istituzione.

 

Intervista curata da Maria Stella Gariboldi


“Se tu fossi qui”, di Maria Pia Ammirati, Cairo Editore, pp.160.


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