Cinema

Anche i mostri vanno al college

Giorgio Raulli
23 agosto 2013

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I giovani Mike Wazowski e James Sullivan si iscrivono alla Monsters University con il sogno di diventare grandi spaventatori. Li vedremo alle prese con altri studenti, professori e soprattutto con la loro amicizia. L’attenzione è soprattutto per Mike, per il suo desiderio di fare lo spaventatore, nonostante tutti gli dicano che non potrà mai diventarlo. Noi sappiamo che non ce l’ha fatta, ma vedremo come la sua determinazione lo ha animato nel percorso della sua formazione portandolo a diventare ciò che abbiamo conosciuto in “Monsters & Co.”. Mike è pieno di speranze ed energie, deciso a raggiungere i suoi obiettivi; suo rivale è il talentuoso e competitivo Sullivan, con il quale Mike si metterà nei guai.
La Pixar ci ripropone il sempre efficace mix di azione, dramma e commedia, tra inseguimenti e coloratissimi mostri, che costituiscono uno dei punti di forza del film. Le trame e i personaggi secondari riescono a creare momenti folli e divertenti, mentre i rimandi alla cultura scolastica americana non scadono nella banalità goliardica dei mille “college-movie” che abbiamo già visto, ma riprendono solo gli stilemi tipici delle pellicole generazionali ambientate nei campus universitari americani.

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“Monsters University”, come ogni film Pixar, è indirizzato anche ad un pubblico di adulti, con una storia dall’effetto nostalgico, ed incredibilmente intelligente se si pensa al primo capitolo: “Monsters & Co.” ruotava intorno a Boo, come se il protagonista fosse la parte di spettatori più giovane. Oggi invece quei bambini sono cresciuti e possono riconoscersi nei collegiali Mike e Sully, senza mai voltare le spalle ad una nuova audience di bambini e ragazzini. D’altronde messaggi come “l’unione fa la forza” o “credere nelle proprie capacità e peculiarità” o ancora “un vero amico si riconosce quando si è più vulnerabili” sono insegnamenti disneyani che valgono sempre e a qualunque età.

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Non arrivate tardi in sala perché il film è immancabilmente preceduto da un carinissimo cortometraggio Pixar, “The Blue Umbrella”, in cui due ombrelli si innamorano.

Giorgio Raulli


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