Cinema

Anche Roma ha il suo supereroe

Giorgio Raulli
25 febbraio 2016

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Il ladruncolo romano Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria) entra in contatto con delle scorie nucleari abbandonate nel Tevere: da quel momento acquista una forza straordinaria; per lui è l’occasione d’oro per svoltare e fare più soldi. Roma però è lacerata da lotte criminali di vari clan, tra cui spicca quello dello Zingaro (Luca Marinelli), determinato a diventare qualcuno che conta nel mondo della malavita. Tra i suoi bersagli c’è la vicina di casa di Enzo, Alessia (Ilenia Pastorelli), la quale si affida a lui in questa situazione di pericolo: il suo amore per l’anime Jeeg robot d’acciaio, la porta a credere che Enzo sia in realtà il protagonista della serie animata, visti i suoi poteri.

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Al suo primo lungometraggio da regista, l’attore Gabriele Mainetti torna a raccontare la Capitale attraverso i sapori degli anime giapponesi di grande successo: se tra i cortometraggi che ha diretto ci sono Basette (2008) e Tiger Boy (2012), che si ricollegano più o meno dichiaratamente a Lupin III e all’Uomo Tigre, Lo chiamavano Jeeg Robot rappresenta un omaggio al cartone animato del titolo, pur volendo invece affermarsi come primo vero esperimento di genere “supereroico” del cinema italiano.

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Se anche Salvatores aveva fatto un tentativo con Il ragazzo invisibile appena due anni fa, lì si ricalcava troppo lo stereotipo americano; invece la pellicola di Mainetti, sceneggiata e scritta da Nicola Guaglianone e dal fumettista Menotti, prende sì i kolossal americani (soprattutto quelli del Batman di Nolan) come modello, ma ne fa quasi la parodia, andando a dipanare un intreccio della storia molto più conforme alla tradizione del thriller e noir italiano.

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Ibridato, già nel titolo, con sapori nipponici che strizzano l’occhio ai nostalgici del passato, Lo chiamavano Jeeg Robot racconta con un taglio fumettistico e sopra le righe una malavita tutta italiana, ormai tema centrale di moltissime produzioni cine-televisive nostrane: clan, traffico di droga e inquinamento incontrollato fanno da sfondo realistico per dei personaggi complessi nonostante i loro ruoli ben definiti nei canoni classici di un film del genere.

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Il film, che sicuramente non convincerà i non amanti del cinema sui supereroi, o anche quelli troppo abituati agli stereotipi americani, ha sicuramente il merito di aver tentato un’apertura dell’industria cinematografica italiana vero un pubblico fantasy/fantascientifico che fino ad ora era stato quasi del tutto trascurato. Per questa sua natura genuina, la pellicola si presta a dare inizio ad un franchise: in attesa di sapere se verranno realizzati dei sequel sul grande schermo, la Lucky Red, che distribuisce il film nelle sale, e La Gazzetta dello Sport hanno annunciato la realizzazione di un fumetto. Lo chiamavano Jeeg Robot è nelle sale dal 25 febbraio.


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