Interviste

Anna Barbara

staff
1 maggio 2009


Come ogni venerdì anche in questa giornata di festa pubblichiamo l’intervista rilasciata a Luuk Magazine da una delle figure di riferimento nell’istruzione moda in Italia.
Oggi i riflettori sono puntati sulla testimonianza di Anna Barbara, direttore della Scuola di Fashion Design della NABA.
Nel 1993 Anna si laurea in Architettura ma la sua missione è sempre stata quella di indagare i rapporti che interscorrono tra sensorialità ed architettura, design, moda, arte.
Dopo aver vinto nel 2000 la borsa di studio della Canon Foundation presso la Hosei University di Tokyo, ha insegnato in prestigiosi atenei internazionali tra cui la Kookmin University di Seoul e il Politecnico di Milano.
Ha inoltre tenuto corsi e lecture negli Stati Uniti, in Giappone, negli Emirati Arabi Uniti, a Singapore, in Brasile e in Israele ed è stata nelle giurie di numerosi concorsi internazionali di architettura, design e moda.
Nel 1997 ha fondato lo studio di donne progettiste E123 e nel 2003 il laboratorio di sperimentazione progettuale LAB_ che svolge attività internazionale.
Ultima occupazione di Anna Barbara è la ricerca nell’area dell’Architessitura, ossia del rapporto tra spazio e tessuto.

Che cosa l’ha spinta ad avvicinarsi al mondo della moda dopo essersilaureata in architettura?
In realtà non c’è un prima e un dopo, ma una grande curiosità per tutte le discipline che costruiscono volumi e forme nello spazio e la moda, come l’architettura questo fa.
Nello specifico l’interesse metteva insieme l’abitare e l’abito, che è costruzione intorno al corpo individuale e non solo collettivo.
Adesso mi interessa la “Architessitura” che è la dimensione tessile alla scala dell’edificio, che alla fine ha molto a che fare con la moda.

Tornando invece al tema di quello che sarà il mio articolo sulle scuole di moda Le chiedo di parlarmi liberamente, senza troppe domande precise, della Sua attività, di com’è nata e di quali sono gli “ingredienti” giusti affinché un’istituzione funzioni.
Le istituzioni funzionano quando ci sono persone intelligenti dietro, e uso il plurale non a caso, perché è sempre una collettività e una comunità scientifica a produrre buon pensiero e buon prodotto didattico e pedagogico.
Un ingrediente importante che oggi conta moltissimo è la passione che sembra merce rarissima laddove si pensa che è il mercato a dettare e governare la formazione.
Così non è. Le scuole devono orientare il mercato e nonviceversa.
Questo non significa insegnare fuori contesto, ma pensare che laformazione serve sempre per scenari futuri e non per mercati presenti.
Se ci si fa condizionare troppo dal mercato si produce formazione per l’oggi, ossia professioni e mestieri che magari sono in via di estinzione, che magari trovano un posto nei 6 mesi successivi al diploma, ma che poi scadono e producono solo disoccupazione.
La scuola di Fashion e Textile design di NABA lavora molto sulla socialità della moda, come processi partecipativi,come metodologie creative collettive, come fashion activism, etc.

E per finire Le chiedo invece un giudizio sull’attuale fashion system e su quali sono le figure professionali che servono maggiormente, oltre ovviamente alle doti che deve avere una persona per entrare nel mondo della moda.
Il Fashion System non mi interessa perché così come lo usate voi giornalisti ha un valore negativo e superficiale.
In italiano suona meglio “sistema moda” che mi pare abbia in sé il concetto di “sistemico” che mi piace perché è relazionale e orizzontale e moda che intende anche valori per me positivi.
Le figure professionali sono da reinventare quasi tutte, perché è scaduto il mercato di riferimento e nuovi strumenti e scenari si sono aperti, più democratici e meno autoreferenziali, mi riferisco ad esempio ai nuovi media e alla loro ricaduta sulla creatività, sul sistema, sulla produzione, sul mercato.
Infine le doti che una persona deve avere per “stare nel proprio tempo”, più che per entrare in un mondo, sono quelle di essere una persona curiosa, una persona affidabile e una persona generosa.
La curiosità consente di non fermarsi mai alla prima idea, l’affidabilità serve a garantire la qualità, la generosità serve alla creazione, che come sappiamo è un atto che serve almeno di due persone.

A cura di Luca Micheletto