Arte

Anni Trenta in Italia: una dialettica fra arte, fascismo e “oltre”

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15 dicembre 2012

“Bisogna creare, altrimenti saremo degli sfruttatori di un vecchio patrimonio; bisogna creare l’arte nuova dei nostri tempi, l’arte fascista” sentenziò Benito Mussolini il 5 ottobre 1926. Tale chiarissima dichiarazione d’intenti risponde ad un clima culturale incendiario, dinamico e conflittuale, segnato dal dialogo-scontro fra realtà radicalmente eterogenee ma figlie di uno stesso sentire epocale.

Sull’arte fascista del Ventennio bisognerebbe spendere numerose parole al fine di delinearne le linee direttive, strette fra intuizioni prodigiose ed occasioni mancate (una fra tutte l’ incomprensione del futurismo, a cui, ad esempio, in ambito architettonico, fu preferito il razionalismo), tra Tradizione e Modernità, fra suggestioni geniali e ricadute mediocri. In questa sede, tuttavia, l’attenzione sarà posta sulla consapevolezza dell’incredibile fucina artistica a cui l’Italia riuscì efficacemente ad assurgere, in una quanto mai variegata relazione dialettica fra stili e tendenze che vanno dal classicismo al futurismo, dall’espressionismo all’astrattismo, dall’arte monumentale alla pittura da salotto, per essere infine arricchita dall’emergere del design e della comunicazione di massa, diretta, mediante i manifesti, la radio, il cinema e i primi rotocalchi, a diffondere a livello popolare le coeve inclinazioni artistiche. Tutti questi spunti di riflessione trovano adeguata rappresentazione all’interno della mostra “Anni Trenta. Arti in Italia oltre il fascismo”, aperta al pubblico sino al 27 gennaio 2013 presso il fiorentino Palazzo Strozzi.

L’esposizione è finalizzata a raffigurare quell’affascinante decennio attraverso i capolavori (99 dipinti, 17 sculture; 20 oggetti di design) di oltre quaranta dei più importanti artisti dell’epoca, quali Antonio Donghi, Mario Sironi, Giorgio de Chirico, Carlo Carrà, Giorgio Morandi, Renato Guttuso, Lucio Fontana, Mario Tozzi e Pippo Rizzo.
La chiave di lettura proposta nell’interpretazione di questa fase culturale prevede la sottolineatura della connessione fra la rimeditazione, da parte degli artisti, degli stimoli provenienti dal contesto europeo – francese e tedesco, ma anche scandinavo e russo –, e la riproposta di una tradizione nazionale – quella italiana del Trecento e Quattrocento.
Il tutto si configura nella dialettica fra cultura e politica, avanguardie e neoavanguardie, arte astratta ed aspirazione realista, creatività delle “scuole” (Milano, Firenze, Roma, Torino, Trieste ) ed antiaccademicismo. Le varie sezioni dell’esposizione indagano con successo queste tematiche, soffermandosi anche sullo studio dei nuovi mezzi di comunicazione – di cui Mussolini, sulla scia dei futuristi e di D’Annunzio, fu sagace interprete e fruitore – e sul ruolo di Firenze, città “madre” delle riviste culturali più importanti e propositive, adeguate ad un connubio magmatico di poesia, pittura, scultura e musica.
Una mostra, dunque, ideale per riflettere su un periodo quanto mai burrascoso, secondo l’avvertita esigenza di un oltrepassamento non dimentico delle radici passate e dei lineamenti presenti, ma altresì conscio di farsene carico in una tensione creativa e processuale.

Luca Siniscalco


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