Cinema

“Apri gli occhi” (1997) di Alejandro Amenábar

staff
9 settembre 2011


La vita è crudelmente beffarda: un attimo prima sei un ricco e giovane playboy di bell’aspetto, un attimo dopo la tua concubina occasionale cerca di trascinarti all’altro mondo con lei. Avevi solo accettato un passaggio, ma ben presto l’auto corre sempre più veloce, pericolosamente veloce, e infine, ma senza farsi aspettare troppo, l’impatto. Lei muore sul colpo, ma tu no, anche se in realtà vorresti perché l’incidente ti ha mostruosamente sfigurato, e nell’impatto oltre alla tua bellezza se n’è andata anche la tua sanità mentale. Ora tutto è difficile, come non lo è mai stato . Diventa dura anche per il tuo migliore amico sopportare il tuo caratteraccio. La vita, una volta semplice, sembra d’un tratto terribilmente confusa, iniziano visioni, disturbi della percezione, ti cominci a chiedere cosa è reale e cosa non lo è, anzi eviti di farti questa domanda, decidi di credere ai tuoi sensi anche se ormai ogni cosa, anche la più familiare, cela un ché di inquietante, il mondo è diventato un posto freddo, mostruoso, oppure sei tu?
“Apri gli occhi” è uno psico-thriller inquietante, dove tutto è familiare ed estraneo allo stesso tempo. Veniamo proiettati in un universo dalle forti pennellate nichiliste, ogni cosa sembra essere causa di angoscia e di turbamento. La sensazione che regna è quel mix di ansia e paura che proviamo nei momenti di suspense dei film horror, un secondo prima che arrivi il mostro. Eppure il mostro sembra non arrivare, forse perché la storia è narrata dal suo punto di vista, oppure i mostri sono ovunque e da nessuna parte.
Secondo lungometraggio di Alejandro Amenábar, “Apri gli occhi”si può iscrivere tra i più validi esempi di cinema che ricalca le dinamiche della mente, e si inserisce in quella scia di film, che nel montaggio e nei movimenti di macchina ricalca il flusso del pensiero, come “Fight club”(D.Fincher, 1999) o “Memento”(Nolan 2000) . La pellicola ripercorre i ricordi confusi e annebbiati del suo protagonista in modo accurato e coinvolgente e sembra quasi proiettare le sue immagini mentali su schermo.
“Apri gli occhi” è la dimostrazione che per fare un bel film, non c’è bisogno di budget elevati e grandi divi internazionali, a volte questi elementi possono addirittura affievolire la potenza del messaggio. Ovviamente mi riferisco al suo remake hollywoodiano ad alto budget (Vanilla Sky), dove qualcosa sembra perdersi nella traduzione, forse perché Cameron Crow nel suo rifacimento ha dimenticato quello che Amenábar aveva presente fin dal titolo: aprire gli occhi.

 

Giustino De Blasio


Potrebbe interessarti anche