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Architettura onirica in Maremma

Davide Chiesa
11 novembre 2014

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Nel centro della Maremma toscana, a pochi chilometri da Capalbio, sorge il celebre Giardino dei Tarocchi, una vera e propria città in cui enormi sculture creano un percorso magico e spirituale e spiccano coloratissime all’interno di uno dei paesaggi più crudi della regione.

Il tema è decisamente esoterico: architettura, scultura e design d’interni si fondono per rappresentare le fasi della vita negli Arcani delle carte dei Tarocchi, maggiori e minori.

Dopo l’esperienza del Nouveau Réalisme e gli assemblaggi polimaterici per la creazione delle cosiddette “Nanas”, esposte ancora oggi in Scandinavia, Francia e Germania, Niki de Saint Phalle inizia la costruzione di questo Giardino nel 1979 seguendo un mix di ispirazioni che le arrivano dal Parque Guell di Antoni Gaudí a Barcellona, dal Parco Dei Mostri di Bomarzo in Lazio, e dalle Torri di Watts di Simon Rodia a Los Angeles. Si circonda per più di diciassette anni di un’équipe di artisti e architetti internazionali per la costruzione delle ventidue imponenti figure in acciaio e cemento ricoperte di vetri, specchi e ceramiche colorate, affiancata dal marito Jean Tinguely che crea tutte le strutture metalliche delle sculture e ne integra alcune con le sue mécaniques, sculture semoventi di elementi meccanici in ferro.

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Viene chiamato anche l’architetto ticinese Mario Botta per disegnare il padiglione d’ingresso del Giardino, realizzato come un monolite con una sola grande apertura circolare al centro che divida nettamente la sacralità di questi luoghi dalla realtà quotidiana circostante.
La realizzazione di questa imponente opera artistica è stata terminata nell’estate del 1996 ed ha comportato una spesa di circa 5 milioni di euro che sono stati interamente autofinanziati dall’autrice, nel 1997 è stata costituita una Fondazione per la preservazione del progetto e dal 1998 il Giardino dei Tarocchi è stato aperto al pubblico.

La grande piazza principale che accoglie i visitatori, presenta subito le figure unite della Papessa e del Mago che sono i primi arcani maggiori dei Tarocchi e che segnano l’inizio del percorso, comunicando immediatamente quell’impressione d’inquietudine ed incantesimo, di fascino, di gioco, di splendida visione che anima l’intero Giardino.

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Dalla piazza si svolgono poi tutte le strade che percorrono itinerari diversi e legano le numerose sculture, utilizzate come una sorta di moderno blog dove Niki de Saint Phalle ha inciso indelebilmente a terra, sul cemento, i suoi pensieri, le memorie, i disegni e i messaggi di speranza e di fede per indurre i visitatori ad un percorso che ancora una volta non è solo fisico, ma soprattutto spirituale.

Realizzando l’arredo completo della sua scultura-abitazione, l’Imperatrice-Sfinge, l’artista ha inoltre amplificato lo stretto rapporto tra arte, architettura e design, così da rendere il Giardino dei Tarocchi un’opera transdisciplinare globale.

Davide Chiesa
www.davidechiesa.com


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