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Sport

Armani e Agnelli: lo scudetto non basta

Riccardo Signori
14 giugno 2016
Giorgio Armani, in compagnia di Fedez durante una partita

Giorgio Armani, in compagnia di Fedez durante una partita

Armani come la Juve: grandi in Italia, doppietta campionato-coppa Italia, ma poi c’è l’Europa e sono fitte al cuore. L’Europa del basket, o in generale le coppe che arricchiscono il profilo internazionale restano l’Everest da scalare. E possibilmente in tempi brevi, lo sport non aspetta, il marchio chiede prestigio. Juve, Armani e, perché no Ferrari, non possono accontentarsi di essere reucci da cortile. L’Armani di re Giorgio è arrivata al 27° scudetto, numero da favola che arricchisce una tradizione nella quale il patron, appassionato, e finora non premiato in rapporto alla grande passione sua, è diventato il terzo presidente più vincente di quella che è stata la casa madre: l’Olimpia Milano.

Dopo Adolfo Bogoncelli (20 titoli) e Gianmario Gabetti (12 titoli), che stanno ancora ad anni di distanza, Giorgio Armani è arrivato al secondo in 8 anni quest’anno con coppa Italia annessa: doppietta  che era riuscita all’Olimpia solo tre volte negli ultimi 30 anni, cinque volte in tutto a partire dal 1972.

Armani che, probabilmente, vedrà partire Alessandro Gentile destinato al campionato Nba con Houston, e dovrà attrezzarsi per l’impresa in Europa. Sarà questa l’impresa della prossima stagione, guarda caso la stessa che si prefigge la Juve in Champions League. Agnelli e Armani due patron che cominciano per “A”, nemmen la sorte abbia deciso che anche le squadre loro devono essere sempre le prime della fila. Eppure soltanto un successo internazionale potrà concedere la definitiva consacrazione per padroni e squadre di questa epoca. Armani e Agnelli sono brand che fanno Italia, esattamente come la Ferrari, ma la vittoria nel campo sportivo arricchisce e premia non solo in milioni di euro.

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Andrea Agnelli

Armani guidata da Jasmin Repesa, che si intende di scudetti ma pure di coppe, ha chiuso la sfida finale con Reggio Emilia in trasferta, undicesimo successo nelle partite dei play off ed ora pensa al futuro cercando un blocco italiano. La Juve ,invece, è andata dritta  e decisa su Miralem Pjanic, il piede d’oro della Roma: 32 milioni di speranze per avere un’arma in più sul campo. L’Olimpia si è sempre  affidata a grandi italiani integrati da campioni stranieri che hanno lasciato il segno. Bogoncelli se ne andò lasciando a Milano Mike D’Antoni, Gabetti portò in dote Dino Meneghin e fece arrivare Jb Carroll e Bob Mc Adoo.

Armani ha rivinto nella stagione della celebrazione degli ottanta anni della società, si è avvalsa di un nuovo allenatore, ha cambiato 14 sedicesimi del roster, ha dovuto combattere con avversari e infortuni, e vinto gara sei su un campo imbattuto nei play off dove la squadra di casa aveva vinto 22 gare su 23. Tutto ha un prezzo, ma ora Armani dovrà far di conto per rinforzare la squadra in vista dell’Eurolega e dovrà fare i conti con la dolce condanna di provare a giocare 30 partite da ottobre ad aprile.

L’Italia dello sport aspetta Armani e Juve alla laurea europea. E meglio se, intanto, si sveglierà anche la Ferrari.


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