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Fotografia

Arriva a Milano la seconda parte di Italia Inside-Out

Valentina Garola
11 novembre 2015
David “Chim” Seymour, Bernard Berenson osserva la statua di Paolina Borghese di Antonio Canova alla Galleria Borghese di Roma. Roma, 1955 © David Seymour / Magnum Photos

David “Chim” Seymour, Bernard Berenson osserva la statua di Paolina Borghese di Antonio Canova alla Galleria Borghese di Roma. Roma, 1955
© David Seymour / Magnum Photos

“Il tempo corre e passa e solo la nostra morte riesce a raggiungerlo. La fotografia è una mannaia che nell’eternità coglie l’istante che l’ha abbagliata”.

Le parole della prefazione di “Il tempo di Roma” di Adam Biro accolgono il visitatore intento a percorrere la seconda tappa di Italia Inside-Out: Henri Cartier- Bresson e gli altri. I grandi fotografi e l’Italia”, la mostra allestita a Palazzo della Ragione di Milano fino al 7 Febbraio 2016, curata da Giovanna Calvenzi, promossa e prodotta da una collaborazione tra il Comune di Milano Cultura e Palazzo della Ragione con Civita, Contrasto e GAmm Giunti, partner molto importanti per la realizzazione di questo progetto.

Un percorso che vuole narrare 80 anni di storia della fotografia e del Bel Paese, in cui regna il fascino della penisola italiana e dove “ognuno può trovare la sua Italia”; un’esposizione che vuole far vedere a noi italiani noi stessi attraverso occhi diversi, “as others see us”.

L’intero progetto di “Italia Inside-Out” vuole essere un film visivo che Palazzo della Ragione ha dedicato all’Italia – ha detto Domenico Piraina, direttore di Palazzo della Ragione – Un Grand Tour contemporaneo che, attraverso cinquecento immagini di oltre ottanta artisti della fotografia, ha inteso rappresentare l’Italia del Novecento da due prospettive diverse ma complementari, quella dei fotografi italiani e quella dei fotografi stranieri”.

Henri Cartier-Bresson, Firenze, 1933 © Henri Cartier-Bresson / Magnum Photos

Henri Cartier-Bresson, Firenze, 1933
© Henri Cartier-Bresson / Magnum Photos

Ad aprire la scena è proprio un autoritratto del 1933 di Henri Cartier-Bresson, uno dei padri della fotografia del Novecento e guida di questo viaggio che lui stesso ha compiuto per molti anni: “Un viaggio di trent’anni…devi dimenticare te stesso. Devi essere te stesso, dimenticarti e immergerti del tutto in quello che stai facendo perché l’immagine acquisti forza… Senza riflettere. Le idee son pericolose”.

A seguire, gli scatti firmati da un fotoreporter del calibro di Robert Capa, le opere di David Seymour, con un’elegante rilettura del mondo della fede, e della giovanissima Cuchi White, per la quale il compito fondamentale della fotografia è preservare i luoghi fragili e la memoria del passato, conservando una traccia tangibile di esso attraverso questa arte. Presenti anche gli scatti di Herber List e di William Klein, innamorato del cinema di Fellini e della Roma della Dolce vita. Termina la sezione Sebastiao Salgado che con grande maestria racconta l’epopea degli ultimi pescatori di tonni in Sicilia.

La seconda tappa della mostra è caratterizzata dalla poesia narrativa del bianco e nero, con scatti firmati da Claude Nori, Guy Mandery, George Tatge e Newton, che nel suo progetto “72 ore a Roma” ricrea una passeggiata notturna nella città eterna.

Nella terza parte, le protagoniste sono le città d’arte. A Venezia troviamo Alexey Titarenko e Hiroyuki Masuyama, mentre Firenze e Roma vengono immortalate da Aberaldo Morell, che grazie alla tecnica del foro stenopeico crea visioni in cui interno ed esterno si uniscono. Spiccano inoltre il viaggio in treno di Bernard Plossu, innamorato della stazione di Genova, gli scatti in bianco e nero di Cinecittà di Gregory Crewdson e il recente progetto dedicato a Reggio Emilia di Sara Moon.

Abelardo Morell, San Marco. Venezia, 2007 © Abelardo Morell - Courtesy of Edwynn Houk Gallery, New York

Abelardo Morell, San Marco. Venezia, 2007
© Abelardo Morell – Courtesy of Edwynn Houk Gallery, New York

La nobile tradizione documentaria è il tema della quarta sezione. Qui lo spettatore si imbatte nei ritratti, negli still life e nei paesaggi del paesino di Luzzara firmati da Paul Strand e nella Milano d’altri tempi tanto cara a Thomas Struth. Presenti anche artisti come John Davies, Bernadò, Mark Power e Joan Fontcuberta.

Lo sguardo inquieto è il quinto tema del nostro viaggio, dove Art Kane ci propone immagini sand-wich dedicate alla salvezza di Venezia; Michael Ackerman invece ci racconta un incontro napoletano; infine Jay Wolke fotografa lo stato di abbandono di molte architetture. Lo sguardo positivo nella sesta sezione è in opposizione al precedente: i fotografi questa volta guardano con pieno ottimismo le diverse realtà che caratterizzano il Belpaese. Vengono documentati i campi da calcio amatoriali da Hans van der Meer; Joel Meyerowitz racconta le luci della Toscana; Gruyaert ricostruisce un ideale viaggio lungo la penisola; mentre Parr si focalizza sul turismo della costiera amalfitana. Immancabile la maestria di Steve McCurry, che ci racconta una Venezia fotografata e ricostruita da un’alchimia estetica creata tra persone e ambiente.

La mostra si conclude col capitolo dell’autoritratto: Nobuyoshi Araki fotografa le maschere del carnevale veneziano; Sophie Zenon, costretta a emigrare, ripercorre la storia dei suoi familiari, dei suoi nonni; Elina Brotherus ci presenta invece alcuni dei suoi autoritratti, ricollegandosi così all’immagine guida della mostra, quella iniziale di Cartier-Bresson.

Un percorso dalle mille sfaccettature che, attraverso sguardi tanto diversi tra loro, si traduce in una collettiva e indimenticabile dichiarazione d’amore per l’Italia.

 

Henri Cartier – Bresson e gli altri
I grandi fotografi e l’Italia
11 novembre 2015 – 7 febbraio 2016
Palazzo della Ragione Fotografia
Milano, Piazza Mercanti, 1
Orari: martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30 – 20.30; giovedì e sabato 9.30 – 22.30
Chiuso lunedì
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura


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