Cultura

Arrivano le premiazioni in Laguna

Giorgio Raulli
7 settembre 2014

ITALY-CINEMA-FESTIVAL-MOSTRA-CLOSING

Anche quest’anno siamo giunti alla fine di una delle manifestazioni cinematografiche più importanti del mondo: la madrina Luisa Ranieri apre la serata delle premiazioni invitando la platea (e non solo) a parlare di cinema anche fuori dal contesto della Mostra, un appello rivolto a chi ama il cinema lanciato da chi ama il cinema. La giuria, presieduta dal compositore francese Alexandre Desplat (sei volte candidato all’Oscar per le sue colonne sonore), ha premiato Roy Andersson per il suo film A pigeon sat on a branch reflecting on existence.

Ma il Leone d’Oro non è l’unico riconoscimento del Festival: l’Argento (il Premio speciale per la regia) è andato al regista russo Andrei Konchalovsky per The Postman’s White Nights, mentre le ambite Coppe Volpi sono state assegnate a Adam Driver e ad Alba Rohrwacher, per i loro ruoli in Hungry Hearts, il film di Saverio Costanzo ambientato a Brooklyn: due parti interpretazioni estremamente drammatiche, due genitori costretti ad un braccio di ferro assurdo per il “bene” del figlio neonato. Il Gran premio della giuria è andato invece alla pellicola The Look of Silence, di Joshua Oppenheimer, per la sua straordinaria forza e crudezza descrittiva di una delle tante tragedie che l’uomo infligge a se stesso. Un riconoscimento speciale va anche a Sivas, di Kaan Müjdeci.

ITALY-CINEMA-FESTIVAL-MOSTRA

Dei tre film italiani presentati in questa edizione, nonostante il consenso della critica e del pubblico, nessuno si è aggiudicato un podio, eccezion fatta per i due protagonisti di Hungry Hearts. Il giovane favoloso di Mario Martone,con Elio Germano, e Anime nere di Francesco Munzi sono purtroppo rimasti a secco.

Nella sezione Orizzonti la giuria guidata dalla cineasta cinese Ann Hui – che in chiusura presenterà il suo ultimo film, fuori concorso ovviamente – ha eletto vincitore Court di Chaitanya Tamhane: la toccante storia sulle vite private degli avvocati e del giudice coinvolti in un caso caso giudiziario di Mumbai, e di come i valori personali di queste persone possono pesare sugli esiti finali. La pellicola ha anche conquistato il Premio Venezia Opera Prima, intitolato come sempre a Luigi de Laurentiis.

Closing Ceremony Inside - 71st Venice Film Festival

Nella Settimana Internazionale della critica ha vinto la pellicola drammatica di Vuk Ršumović No One’s Child, la storia, ispirata ad un fatto realmente accaduto, di un bambino che viene ritrovato in un bosco della Bosnia alla fine degli anni ’80; il selvaggio e primitivo Haris, così verrà chiamato, viene ospitato in un orfanotrofio, dove subirà bullismo ma conoscerà anche l’amicizia di un compagno di classe, Zika. Ma alle tragiche esperienze del bambino si aggingerà quella della guerra civile che porterà allo scioglimento della Jugoslavia. La storia di questo insolito Mowgli ribadisce un concetto da sempre molto amato dal cinema, la dicotomia tra natura e cultura, tra selvaggio e civilizzato, su quanto due mondi apparentemente così differenti non lo siano affatto nella realtà.

A conclusione di queste due settimane viene proiettato Fuori Concorso The Golden Era (Huangjin shidai in originale), della presidentessa della sezione Orizzonti Ann Hui: la pellicola ricostruisce la vita della famosa scrittrice degli anni ’30 Xiao Hong (Wei Tango), dall’allontanamento dal padre alla caduta in disgrazia in un bordello, da dove è stata salvata da un editore, Xiao Jun, che l’ha incoraggiata a scrivere. Una vita di angosce e sofferenze, alimentate dall’invasione giapponese, che la costrinse a fuggire a Hong Kong con il marito, il romanziere Duanmu Hongliang, fino alla definitiva conquista giapponese. Morì di tubercolosi a 31 anni. La regista cinese riesce a trasferire nella pellicola il suo amore e stima per questa scrittrice romantica, nel senso letterario del termine, la sua esistenza fatta di tragiche storie d’amore, viaggi da una città all’altra, tormenti dell’animo e di una morte precoce.

Giorgio Raulli


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