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Arte

Artemisia Gentileschi, “l’unica donna in Italia che abbia mai saputo che cosa sia pittura”

staff
22 ottobre 2011


Questo, il profilo tratteggiato nel 1916 dal critico d’arte Roberto Longhi.
Egli, nel suo saggio intitolato “Gentileschi padre e figlia”, si fa promotore di una rivalutazione a tutto tondo nei confronti della figura di Artemisia Lomi Gentileschi, la cui immagine, talora per superficialità critica, ma più spesso in virtù di faziose forzature ideologiche, è stata fra le più travisate nel panorama della storia dell’arte italiana.
Ingabbiata nello stereotipo di “prima femminista” – sorto da una lettura sessantottina tanto della tragica vicenda personale dello stupro subito in età giovanile da parte di Agostino Tassi, quanto della sua notevole indipendenza intellettuale – è stata a lungo relegata in un limbo inconsistente, nel quale spettri di rivendicazioni retoriche ed
anacronistiche hanno offuscato un messaggio artistico potente, passionale e risoluto.
Il messaggio di libertà che noi contemporanei dovremmo trarre dalla pittrice caravaggesca del XVII secolo non può essere ridotto ad un sessismo antistorico, ma deve essere ricondotto ad un anelito primordiale comune all’uomo in quanto tale, che è nella sua totalità unione sinergica di maschile e femminile.
Ecco allora che la ricerca culturale, le sperimentazioni artistiche e le relazioni interpersonali promosse dall’artista si configurano nel duplice quadro composto da un microcosmo insaziabilmente curioso – lo spirito di Artemisia – e da un macrocosmo composito, dinamico e percorso da insolubili contrasti -l’epoca a lei coeva, in cui l’originale stile caravaggesco si pone come una freccia luminosa fra Rinascimento e Barocco.
Il potere delle immagini, sempre oscillanti tra sacro e profano, luci e ombre, limpidezza classica e pathos, controriforma e naturalismo eterodosso, si manifesta come una vis pervasiva della produzione di Artemisia
Gentileschi.
É proprio sull’analisi di tale potere visivo ed immaginativo che è improntata la superba mostra inaugurata a Milano, presso Palazzo Reale, il 22 settembre 2011. Aperta al pubblico sino al 29 Gennaio 2012, l’esposizione ripercorre le quattro fasi che contraddistinguono il percorso esistenziale della pittrice: gli inizi a Roma – giovanissima – sotto l’influenza del padre Orazio, gli anni a Firenze, il ritorno a Roma all’inizio degli anni Venti, ed il successivo quarto di secolo a Napoli fino alla morte giunta nel 1653.
Per la prima volta l’ampia monografia milanese dà spazio all’intera produzione di questa camaleontica protagonista del Seicento europeo, seguendola nelle sue non comuni esperienze di vita e riscoprendo un’artefice completa, di indubbio talento, che si è espressa in una variegata gamma di temi e generi pittorici.
La mostra è accompagnata da un ampio catalogo – pubblicato da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE – con saggi di Roberto Paolo Ciardi, Roberto Contini, Mina Gregori, Rodolfo Maffeis, Judy Mann, Renato Ruotolo e Francesco Solinas, e con apparati biografici e critici di Michele Nicolaci e Yuri Primarosa.

 

Luca Siniscalco


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