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Aspiranti parigine

staff
22 maggio 2011


No, no e ancora no!
Sono anni che sopporto l’imperversare di oggetti con stampata la faccia della povera Audrey. Su ogni tipo di paccottiglia, vestiti, gigantografie, borse, orecchini, collane, tazze e ombrelli, la sua effigie stuprata sorride con eleganza a tanta sventura. Da quando mi sono addentrata nel blog universo, poi, ho dovuto farmi largo tra migliaia di emuli che usurpano il suo nome -o quello della povera Holly Golightly- e usano la sua immagine “fullofgrace” per foto del profilo; come se questo le legittimasse a spacciarsi per detentrici del buon gusto. Portare una shopper con la Hepburn e sentirsi chic può essere paragonato al mafioso che va in chiesa ogni domenica e che per questo si reputa un buon credente. Per fortuna la Divina non può assistere a tutto ciò. Dubito seriamente che avrebbe approvato.
Abituata ormai a questo scempio ho ultimamente iniziato a soffrire di una nuova intolleranza: non c’è FB che non parli del libro di Ines De La Frassange, La Parisienne. Ora, non voglio generalizzare perchè ci sono blogger che hanno trovato spontaneamente piacevole questa lettura, commentando a tono e parlandone con cognizione di causa.
Ma mi domando e dico: se ti conci tutti i giorni con borchie, teschi, accessori di ogni tipo e di dubbio gusto; se per te l’understantement è qualcosa che si mangia da California Bakery e le tue scarpe più discrete somigliano a ferri da stiro; se per una gita in campagna ti metti leggings metallizzati e tacco diciotto -che sprofonda allegramente nella torba- e per andare al mare calzi moonboot di pelo con pantaloncini “culodefora” e occhiali da Aliens; allora, non ti è mai venuto il sospetto che suddetto libro non faccia per te?
Se Kim Kardashian pubblica un prezioso volume con i suoi consigli sulla moda, io mica vado a comprarmelo perché lo fanno tutte, e il giorno dopo non mi strizzo in tubini di pelle, impiastricciata con kajal e ciglia finte, cercando di emulare la diva! Il discorso cade sempre sulla personalità, o in questo caso sull’assoluta mancanza di questa.
E’ come per l’icona di Audrey: le povere ignare credono che possedere una Tee con la sua faccia significhi possedere la sua grazia, allo stesso modo in cui pensano che basti leggere La Parisienne per possedere uno stile parigino! Semplice no? Come si dice: tutto è puro per i puri e tutto è semplice per i semplici, aggiungerei io!
Durante la mia ultima visita a Parigi, risalente ad ottobre, sono rimasta colpita da un particolare: osservavo una miriade di ragazze tutte con una Longchamp e tutte con le unghie corte, smaltate di rosso fuoco, eppure ognuna di loro raccontava una storia diversa. Le nostre (e non solo) FB, agghindate con ogni tipo e genere di abito o accessorio, sembrano essere nel loro disordine tutte identiche.
La mia amica Cecilé, dell’Armadio del Delitto, francese, e quindi eletta da me voce autorevole riguardo questo argomento, afferma: “In francese si chiama “décalé” (cioè “leggermente spostato”), ed è LA parola che spiega tutto della mentalità francese: abbinamenti décalés, umorismo décalé, atteggiamentoo décalé, tutto décalé. Meno estremo del mix&match, molto più fine”.
Se l’idea drammatica del testo della Frassange è la decontestualizzazione, l’unico suggerimento che posso dare a queste FB, aspiranti parisiennes, è di decontestualizzarsi da questa idea. Per favore non provateci: l’ennesimo ed irrevertibile segno dell’Armaggedon imminente sarebbe vedere le strade colmarsi di simpatiche creature vestite con tailleur bouclé accessoriato con anelli artiglio, bracciali e braccialetti di corda, borse di gomma e Lita ai piedi.
Che il mondo finisca con un po’ di buon gusto, almeno!

 

Turquemood