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Bacca salva Brocchi, ma chi salva il Milan?

Riccardo Signori
18 aprile 2016

brocchi

Sempre più inquietante la nomenclatura del Milan. Si parte con Berlusconi in doppia copia (padree figlia), poi si prosegue con Balotelli, Bacca, Bonaventura, Boateng è solo una disavventura, Bertolacci e ora si finisce con Brocchi. Un Milan di serie B, neinomi e quest’anno nei fatti. Il primo Milan targato Cristian Brocchi non è stato molto diverso dagli altri.

Nel bene e nel male il fattore B ha inciso: Carlos Bacca ha salvato Brocchi con il gol-partita, ma ha pure cercato di affondarlo con strafalcioni calcistici indegni del suo costo: sono sempre 30 milioni. Mario Balotelli (insistiamo su nomi e cognomi per scacciare un poco del fattore B), invece, ha fatto di tutto pertenere in piedi il tecnico, ha attirato su se stesso i falli  avversari, ha creato stati di pericolo e ha cercato di giocar palloni con intelligenza calcistica. Sul piano dei danari spesi male è stato insuperabile Andrea Bertolacci: al mercato azionario sarebbe in caduta libera. Tralasciamo il caso di Prince (quando mai?) Boateng, che ormai piace solo a Melissa Satta.

Ecco, questo Milan ha dimostrato che tutto scorre ma poco cambia. In tal senso sta peggio Jack Bonaventura che, per una intera stagione, si è dannato, ed ora sta pagando fatica e quel pizzico di megalomania che prende chi si sente grande tra i piccoli. Bonaventura è stato uno dei migliori giocatori del Milan targato Mihajlovic, ma ora Brocchi vuol impiegarlo trequartista, come piace al padrone. Il ruolo del trequartista è niente affatto facile e serve avere doti particolari: dribbling che impietrisce l’avversario, visione immediata di gioco, capacità di servire la palla in verticale, determinazione a non innamorarsi del pallone fra i piedi. Bonaventura ci ha provato, ma poi quando è scattato sull’amata fascia di gioco ha prodotto i risultati migliori, compreso l’assist per il gol di Bacca. Brocchi, nel dopo partita, ha raccontato qualche favoletta, del tipo: non è necessario giocare come un trequartista classico, ognuno è libero di muoversi come gli detta la fantasia. Insomma non sapeva da che parte girarsi. Un tal risultato dovrebbe indurre il nuovo tecnico a ripensare l’assetto tattico e, soprattutto,ad ammettere che il Milan non possiede questo tipo di giocatore. Ma così facendo dovrebbe smentire Berlusconi e le sue manie.

 E qui sta il problema rossonero: nella partita con la Sampdoria si è visto un gioco tanto simile a quello delle giornate precedenti, solo qualche ritocco tra errori e divagazioni calcistiche non ammesse dalla bontà tecnica. Solo una valutazione (sbagliata o giusta, difficile dirlo) dell’arbitro ha evitato che la squadra andasse in svantaggio nel primo tempo. Poi la Samp ha un po’ mollato, il Milan è cresciuto ed è arrivato il gol vincente. Ma questo Milan non è diverso, né può esserlo, da quello precedente. Un giorno magari si giocherà con il cognome del tecnico: da Milan imbrocchino a Milan sbroccato. Eppure il suo padrone insiste nella caccia all’utopia: bel gioco, gol e successi.

Per assurdo, anche se la squadra ottenesse sei successi nelle partite che mancano a fine stagione (cinque in campionato e la finale di coppa Italia) non potrebbe cambiare faccia: squadra mediocre, giocatori in gran parte mediocri, allenatore di ripiego rispetto alle attese. Se Berlusconi non si deciderà davvero a vendere quote, se non tutta la società, a qualche sostanzioso azionista, anche la prossima stagione ripartirà nel segno del “Io speriamo che me la cavo”.

L’arrivo di compratori e nuovi soci è dato per imminente ma l‘anno passato, proprio di questi tempi, compariva sulla scena mister Bee, il broker che avrebbe trovato facoltosi compratori per regalare 500 milioni a Berlusconi per la metà della società. Le favole durano poco e i nasi si allungano. Chissà mai che sia l’aria di primavera, stavolta siamo a un nuovo capitolo e sono ricomparsi eventuali compratori. Berlusconi dovrà decidere se esonerare se stesso e pensare al bene del club. Se Brocchi ha trovato un Bacca a salvare la sua prima panchina, sembra più difficile pensare ad un salvatore del Milan. E la domanda correrà sull’etere: chi salverà il Milan? Esauriti tutti i  possibili mister B (compreso mister Berlusconi) servirebbe un piano di serie A, in tutti i sensi.


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