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Baccarat: una mostra al Petit Palais di Parigi

Claudia Alongi
7 novembre 2014

Baccarat

250 anni e non sentirli. Oggi come ieri cristallo è sinonimo di Baccarat. Un cristallo unico che hanno incantato re, zar e maharaja e adesso si appresta a conquistare il Petit Palais di Parigi. Fino al 4 gennaio, infatti, il brand di cristalleria di lusso francese festeggia i suoi 250 anni di storia con una grande retrospettiva all’interno delle gallerie parigine del Petit Palais. 500 pezzi eccezionali: tra lampadari, calici, vasi, bicchieri e flaconcini da profumo ma anche disegni preparatori, schizzi d’autore, dipinti e documenti d’archivio.

Fondata nel 1764 per volere di re Luigi XV in un paesino di nome Baccarat nella Lorena, la vetreria si specializza ben presto nella lavorazione del cristallo apportando così tante e particolarissime innovazioni nella lavorazione del vetro, nei colori e nelle decorazioni da divenire ben presto la più acclamata di Francia.

Il percorso espositivo, con pezzi provenienti da collezioni private e alcuni dal museo d’Orsay, e dal Louvre, ripercorre la storia di Baccarat passando attraverso le Esposizioni Universali parigine dal 1823 al 1937, grazie alle quali la maison ottenne un successo internazionale indiscutibile che gli valse riconoscimenti, medaglie d’oro, oltre che il prestigioso appellativo di “cristallo dei re”, per i numerosissimi manufatti (alcuni dei quali presenti in mostra) commissionati da Luigi XVIII, Carlo X e Luigi-Filippo ma anche dalle più potenti corti d’Europa, Russia e Oriente. Pensiamo al magnifico “Candelabro dello zar”, alto 3,85 metri e composto da 3.320 candele commissionato dallo Zar Nicola II. Tra gli altri pezzi esposti il tavolino da toilette di Maria Carolina di Borbone, duchessa di Berry, realizzato nel 1822 in cristallo tagliato a punta di diamante, i famosi vasi gemelli “l’Allegoria dell’Acqua” e “l’Allegoria della Terra”, il lampadario “Zénith” con le sue 84 luci in cristallo e una sezione speciale che ripercorre la storia del bicchiere “Harcourt”.

L’esposizione, curata da Michaela Lerch-Moulin e Dominique Morel, si chiude con una galleria di lustri spettacolari, di cui uno monumentale che brilla di 250 luci.


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