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Banglatown, l’altra Londra

Carla Diamanti
3 marzo 2016

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Aveva una brutta fama, l’East End. Per via di Jack lo Squartatore che si aggirava fra Whitechapel, Spitalfield e Aldgate, per via delle distillerie di birra, dei maleodoranti laboratori in cui si tingevano i tessuti e perché qui approdavano le centinaia di immigrati arrivati nelle stive delle navi dell’East India Company. Insomma i londinesi cercavano di starne lontano. Cercavano. Imperfetto. Oggi invece arrivano sulla scia di quanto hanno fatto da qualche anno a questa parte artisti, stilisti e collezionisti di oggetti etnici. Ci sono anche i vip che si aggirano fra le bancarelle dei mercati settimanali per il piacere degli appassionati del celebrity spotting della domenica. Old Spitalfield è il più gettonato per l’occasione, oltre che per il brunch a base di bagels o frittelle speziate nei caffè e nei ristoranti del mercato coperto, fra mobili etnici, oggetti d’arte, dischi, abiti e libri.

Mi piace camminare da queste parti, fra i colori e i profumi che sanno di posti lontani. Mi piace Brick Lane con le vecchie fabbriche in cui si costruivano i mattoni per ricostruire Londra dopo il Grande Incendio. Mi piacciono i ristorantini che profumano d’India, i menu, la folla, la musica e le atmosfere rigorosamente indie. Mi piacciono le curry houses e le sfilate del capodanno bengalese.

Mi piace il fascino che sprigiona da questo angolo di Londra, e mi piace la sua storia. Ci vai per il cheap treat e torni a casa con una valanga di emozioni che non ti aspettavi.

Un viaggio nello spazio fatto con la metropolitana, fermata Aldgate East, dove anche la segnaletica stradale è rigorosamente bengali. Artisti e creativi l’hanno trasformata ma senza snaturarla. Così Brick Lane, epicentro di “Banglatown” ha mantenuto il suo aspetto esteriore ma ha rinnovato gli spazi, recuperando le vecchie fabbriche in disuso come la Truman Brewery di mattoni rossi. L’aristocrazia del West End inorridiva al pensiero che qui si praticasse la riprovevole attività di produzione di birra. Se la vedessero oggi non crederebbero ai loro occhi: è diventata uno luogo di tendenza, dove bere, ballare, ascoltare musica, partecipare a concerti, guardare proiezioni e sfilate di moda. I vecchi spazi della fabbrica sono oggi atelier di artisti e di stilisti e la gente fa a gara per farsi vedere da queste parti. Things change!

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